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Opera San Francesco per i Poveri
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Febbraio 2010

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

L'appuntamento è per le ore 21 di una sera di questo lungo inverno. P.zza Fontana nel centro di Milano è il luogo del ritrovo, la mia guida sono gli "angeli della notte" i generosi volontari della "Ronda della carità". Tè caldo, coperte, panini, cioccolato. Tutto è negli zaini. Si parte per incontrare tante persone che dormono per strada e molti di questi sono ospiti dei servizi di OSF.

Ci si ferma con ciascuno pochi minuti, ci si rassicura che nonostante il grave disagio non ci siano grosse difficoltà o problemi. Tutti attendono quel momento con "gli angeli della notte". Da quei brevi anche se fugaci incontri ho compreso che la carità evangelica non è soltanto un "fare" ma esige una relazione, un cambiamento delle relazioni. San Paolo tessendo l'elogio della carità (1Cor 13) elenca una serie di verbi che non si preoccupano di precisare che cosa fare e a chi farlo, bensì di come porsi di fronte all'altro. Sono tutti verbi che esprimono relazione. Si capisce che la carità è un modo nuovo di pensare Dio, se stessi e gli altri.

Si può dare anche molto (anche tutte le vostre sostanze dice San Paolo!), ma senza investire nelle relazioni. "Vedendo le folle Gesù sentì compassione": la relazione passa attraverso questo sentimento che spinge Gesù a occuparsi non di una folla anonima, ma di volti, uomini e donne sofferenti e disorientati che compongono quella folla. La compassione è un sentimento che esprime una profonda e interiore partecipazione, che quasi non vede ragioni, prescindendo da ogni valutazione di merito. Gesù non si chiede se la folla meriti il suo aiuto o no. Gesù ama e basta. Se Gesù si è preoccupato della sofferenza dell'uomo, non è soltanto, né direttamente, per amore di Dio, tanto meno per l'obbedienza a un suo comando, ma per un suo profondo e personale coinvolgimento.

Anche il "buon samaritano" del Vangelo di Luca fa tutto quello che fa perché coinvolto, mosso da compassione. I gesti concreti nascono dalla compassione. Senza gesti la compassione sarebbe stata vuota, non sincera. Ma senza la compassione i gesti avrebbero risolto i bisogni del ferito, ma non accolto la sua persona. La carità cristiana - come sempre il vero amore - raggiunge la persona, non soltanto i bisogni.

Ritorno con il pensiero a quella notte, il tè caldo o la coperta insieme a una parola che sa di attenzione e di relazione con l'altro dicono compassione.

Antonio, Luigi e tutti gli altri sanno di essere vegliati, sanno di poter contare tutte le notti sui "samaritani" che hanno compassione di loro.

 

      padre Maurizio Annoni

 

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