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Opera San Francesco per i Poveri
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Febbraio 2010

UNA NOTTE CON GLI INVISIBILI

"Migliaia di utenti ogni giorno usufruiscono delle cure e dell'ospitalità di Opera San Francesco. Tutto questo avviene in posti protetti caldi e confortevoli, assistiti da volontari e dai frati durante il giorno. Ma come passano la notte centinaia di loro?

Questa domanda ha spinto Padre Maurizio a seguire un mercoledì notte un gruppo di volontari della "Ronda della carità".

L'ho seguito. Ci incontriamo verso le 21.30 in Piazza Fontana angolo Arcivescovado. Arriva puntuale una unità mobile dalla quale scendono cinque operatori. C'è anche una ragazza giovane, Marina, alla sua prima uscita.

Il furgone viene accolto da un gruppo di persone: tutti uomini e italiani, che ricevono pane e formaggio grana, tè caldo, e a richiesta, coperte e sacchi a pelo. Sono apparentemente di buon umore e con una gran voglia di parlare; molti di loro conoscono Padre Maurizio. I volontari li accolgono con molta gentilezza e, direi, amorevolezza. Li conoscono tutti bene e li chiamano per nome.

Per ognuno di loro c'è un interesse che pare particolare.

Si avvicina a noi Ambrogio. Pochi denti e voglia di scherzare; porta con sé una grossa valigia e un borsone. Ci regala un libretto di poesie "Infinite porte" scritte da lui ed edite dalle Edizioni Biblioteca Francescana. Ci chiede di divulgarlo.
Un volontario ci racconta che è un divoratore di libri e che con la complicità delle cassiere va spesso al cinema; con i pochi proventi del libro si è comprato la valigia.

Passa la notte, come molti di loro, all'aeroporto di Linate dormendo sulle sedie. È concesso loro di rimanere lì fino alle cinque del mattino.

Quando tutti sono stati assistiti il gruppo si dilegua: molti di loro vanno a prendere l'autobus 73 per Linate.

E qui comincia il nostro giro.

Li seguiamo verso Corso Vittorio Emanuele: loro sanno dove andare a trovare i loro amici senza tetto. Occupano sempre lo stesso spazio.

In largo Corsia dei Servi, nascoste e coperte da impalcature per lavori in corso, troviamo due tendine da campeggio.
Da una spunta una donna: stesso approccio caloroso - panini, tè e biscotti e due chiacchiere. Da lì in San Babila. Davanti ad un bar chiuso dietro alle sedie ammonticchiate, tre uomini pronti per ripararsi. Uno di loro è extracomunitario. Accettano tutto volentieri panini e tè caldo. In Via Bagutta, dietro ad alcune fioriere, un uomo è già coricato. Lo lasciamo dormire.

Proseguiamo per Corso Matteotti: un uomo molto dignitoso e ben vestito ci passa a fianco con un grosso cartone sotto braccio: sta cercando un rifugio. Qualcuno dorme, forse. Qui il quadro mi sembra crudele: dalle vetrine arrivano immagini di uno sfacciato consumismo e, per terra, su un cartone, dentro un sacco a pelo, un uomo che non ha nulla.

In Piazza San Fedele incontriamo un amico dei volontari. È seduto su una panchina davanti alla Chiesa: ci spiega che il posto per ripararsi ce l'ha, ma deve aspettare che escano gli spettatori del teatro San Babila. Deve stare attento perché gli hanno già rubato il portafoglio mentre dormiva. Pochi spiccioli e le fotografie della mamma e del papà. Gli teniamo compagnia per un po' di tempo.

In Galleria troviamo una ragazza appoggiata ad una vetrina e seduta su un gradino del negozio. È l'unica donna incontrata. Dopo il tè e i panini chiede degli abiti di taglia 40.

I passanti sono tutti molto indifferenti.

A tutti abbiamo augurato "Buona notte". Poi ci viene da pensare che buona proprio non sarà, ma quegli spiccioli di tempo donati agli amici della notte portano un raggio di luce e di speranza.

Arriverà anche per loro - speriamo - il mattino e molti andranno a mangiare, lavarsi, vestirsi e curarsi a Opera San Francesco.

Questa esperienza notturna mi ha colpito. I volontari così fortemente motivati e impegnati, che si danno da fare sono un esempio di grande carità e di consapevolezza della dignità del povero in un momento così avaro di generosità e altruismo".

Franca Viola

 

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Febbraio 2010