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Opera San Francesco per i Poveri
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Febbraio 2010

TESTIMONIANZA DI MICHELE METELLI, PSICOLOGO VOLONTARIO

"Quotidianamente, la mia attività di tirocinio come psicologo si svolge in una stanza del poliambulatorio di Opera San Francesco per i Poveri: alcune sedie, una scrivania, un computer su cui sto scrivendo anche ora, un orologio, alcuni fiori e una cartina del mondo.

Questo semplice luogo è uno spazio che accoglie e protegge: settimanalmente ogni paziente lo riempie con i racconti della propria storia di vita, con le proprie emozioni, con i propri sintomi e disagi. Questo è lo spazio in cui le loro voci chiedono ascolto, in cui centinaia di occhi piangono ed in cui il loro dolore può tradursi in parole. Mi accorgo che è un soffrire in forme diverse, alcune profonde e debilitanti, altre transitorie (ma non per questo meno importanti). Anche le cause sono differenti ma, in fondo, sono sempre più convinto che si tratti di un soffrire universale che, da qualche parte, condividiamo tutti: noi esseri umani.

Ogni uomo e ogni donna che siede in questo studio, porta con sé il proprio mondo, le proprie radici, la propria terra. Proprio per questo, ancor prima che psicologo, intimamente mi sento un fortunato testimone di innumerevoli esistenze che evocano in me le più disparate sensazioni: dall'estrema gioia alla più cupa disperazione.

Torno a casa, il tardo pomeriggio con la consapevolezza che la nostra città è popolata di uomini e donne con storie incredibili che chiedono di essere ascoltate, che, disperatamente, lottano contro l'invisibilità in cui sono costretti a vivere. Rifletto e mi stupisco della forza che tanti di loro mostrano dai loro racconti: il coraggio di lasciare la propria terra e la propria famiglia, la tenacia nel resistere in una condizione di miseria e l'umiltà nel chiedere aiuto.

L'indomani mattina, al mio rientro, rivedo quel volto salutato una settimana prima. Ci si riconosce, ci si scruta. Qualcosa forse è cambiato? Il racconto delle loro memorie continua, come quando si dipinge un quadro: ogni pensiero una pennellata, ogni ricordo una sfumatura e la relazione, che nel tempo si consolida, ne è la cornice.

Ed ogni giorno è uguale nei tempi e nei ritmi ma estremamente diverso nelle piccole cose che riempiono questo tempo: le montagne peruviane, le numerose famiglie africane, i viaggi con i ben noti gommoni, la nostalgia della terra, l'identità legata ad un permesso di soggiorno, il mal di pancia, il mal di testa, la tristezza senza confini, la gioia per una conquista, l'ultima chiamata ai figli, il progetto per una vita migliore, la prossima notte al freddo, l'ultimo incubo.

Sono quasi a metà del mio anno al poliambulatorio di Via Bixio: mi guardo indietro e ripenso a tutte le persone che, anche solo per un'ora, mi son trovato di fronte e si son fidate, e di quelle che ancora continuano a fidarsi e a donarmi in continuazione loro stesse. A volte mi commuovo quando ripenso ad alcuni di loro, altre volte mi arrabbio, altre volte gioisco per i passi che compiono. In tutto ciò, rimango sorpreso dalla tenacia e dalla dignità di ognuno e dall'enorme insegnamento che mi affidano e che gelosamente custodisco".

Michele Metelli

 

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