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Opera San Francesco per i Poveri
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Maggio 2010

DIARIO DI VIAGGIO DI UN VOLONTARIO DI OSF VERSO SANTIAGO DI COMPOSTELA - SECONDA PARTE

[Continua il racconto proposto tra le news di aprile]
 

Il cammino ti distoglie dalla vita di tutti i giorni. Sei tu con le tue scarpe, lo zaino, il cammino, i pensieri... E' un modo per stare con te stesso e con gli altri diverso e intenso ma anche con la nostra ombra. S'impara a comunicare con la parte molto profonda della nostra vita. Si ascolta la naturalezza del proprio corpo e della mente, senti la "tua anima" e senti Dio che sta lì e tutto intorno a te. Prima della Galicia, si incontra Villafranca del Bierzo e accanto al rifugio municipale la chiesa di Santiago romanica ad una navata e la "famosa" Puerta del Perdòn. Si procede per O Cebreiro a circa 1400 m. Qui la chiesa preromanica conserva il Calice del miracolo (del XII sec.) legato al miracolo eucaristico. Dall'alto osservo la Galicia che sta per ricevermi con i suoi pascoli e i fitti boschi.

Disto da Santiago ancora circa 150 km. Penso ai miei figli a ciò che gli ho insegnato, gli errori che ho commesso. Credo che la mia generazione di padri sia stata tenera forse perché veniamo da una educazione severa. Incontro Samos e il suo splendido Monastero, prima di arrivarvi attraverso villaggi sperduti e vegetazioni folte che creano a volte come dei tunnel naturali. Passo la notte nel rifugio del Monastero (un po' spartano).

In Galicia vi sono molti boschi di eucalipto e in questa "profumata" tranquillità mi viene spontaneo pregare. Cammino solo. Sto bene con me stesso. Mi piaccio. Conosco le mie debolezze, i miei limiti, mi rimprovero per gli errori fatti. Mentre cammino tra gli altri non dimentico mai di essere pellegrino. Verso Morgade incontro il cippo che mi segnala gli ultimi 100 km per Santiago. I chilometri cominciano a cadere sotto i miei piedi di viandante. Non dimenticherò mai di essere pellegrino e di aver vissuto l'esperienza in dipendenza dell'aiuto altrui. Camminare mi ha reso consapevole nella parola e del suo valore di verità da cui dipende il destino della meta prefissatami (perdermi o trovarmi).

Cammino da quasi un mese, più che il fisico è la volontà che mi conduce. Sento che la meta finale è vicina, i chilometri "cadono". Boschi di eucalipto, paesaggi verdi, ruscelli e fiumi, saliscendi. Ultima notte, l'emozione è palpabile, domani... Santiago. La notte è quasi insonne, penso agli anni passati ad alimentare questo progetto. Realizzo che un'esistenza senza un sogno sia una strada sterile e infida. Dopo "tanti" eucalipti, un aeroporto ai margini. Monte del Gozo, San Marcos, comincio a scorgere Santiago. Sento qualcosa sciogliere, la vista si inumidisce, il cuore cambia ritmo, il passo si fa più veloce&ecco Santiago: la Cattedrale.

La paura non c'è più, c'è solo gioia, felicità, commozione, ringraziamento. Salgo la scalinata, passo dal portico della gloria e scendo nella tomba dell'apostolo S. Giacomo per portarvi i miei ringraziamenti e le preghiere "affidatemi" dalle persone a conoscenza del mio pellegrinaggio. Sono contento di averlo fatto solo fisicamente, però accompagnato da tutti quelli che c'erano intorno a me e da tutti quelli che non sono più su questa terra. Li sentivo, abbiamo parlato, riso, pianto, pregato e abbiamo viaggiato ad un'altezza (per me) senza inizio né fine... Buen camino...

 
Andrea Pezzoli

 

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Maggio 2010