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Opera San Francesco per i Poveri
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Novembre 2010

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
in questi giorni molte testate di giornali hanno evidenziato, parlando della finanziaria o "legge di stabilità", il taglio sui fondi sociali e sul cinque per mille che avranno ricadute pesantissime nei bilanci delle associazioni di volontariato e del non profit, con conseguenze per le fasce più deboli.

Quest'anno è già la seconda volta che il vasto mondo del non profit viene penalizzato: infatti nel mese di aprile le tariffe postali sono aumentate del 300% e, inoltre, non va sottaciuto che le donazioni sono in diminuzione e che i costi di gestione tendono inesorabilmente ad aumentare.

Si aggiunge poi una situazione economica e sociale che sta provocando sempre nuove povertà dove spesso i singoli e le famiglie si trovano soli senza riferimenti significativi e a volte senza mezzi, ricorrendo alle strutture del privato sociale, uniche a dare delle risposte.

Il Terzo settore e il volontariato si sono attivati chiedendo alle istituzioni di reintegrare le risorse per i servizi sociali e per il cinque per mille. E in attesa di una risposta responsabile ciascuno continua il suo lavoro anche se la preoccupazione, l'incertezza e la delusione si leggono nelle parole e negli interventi degli operatori del volontariato e del non profit.

Nonostante la fatica ritrovo in San Francesco una parola carica di speranza e di incoraggiamento.

San Francesco d'Assisi alla fine della sua vita dice ai frati: "Io ho fatto il mio dovere; quanto spetta a voi, ve lo insegni Cristo!".

Le parole del Santo di Assisi sono quanto mai attuali e significative in questo momento storico. "Ho fatto il mio dovere" è un'esplicita testimonianza di Francesco che insegna a vivere in comunione con Dio e con i fratelli, affidati all'unica Paternità che conduce alla fraternità universale.

Ogni giorno Opera San Francesco fa la sua parte e agisce innanzitutto offrendo accoglienza e carità. Secondo il modello offerto dalla parabola del buon Samaritano, la carità cristiana è dapprima e semplicemente la risposta a ciò che, in una determinata situazione, costituisce la necessità immediata: gli affamati devono essere saziati, i nudi vestiti, i malati curati in vista della guarigione, i carcerati visitati.

"Ho fatto il mio dovere" significa in altre parole che a un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso e in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità, indipendentemente da strategie e programmi di partito. Benedetto XVI nell'enciclica "Deus caritas est" dice che "il programma del cristiano - il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù - è "un cuore che vede". Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente".

È ancora Francesco a illuminarci "Cristo vi insegni la vostra parte". È Cristo il modello a cui riferirsi, è lui l'autore e il perfezionatore della nostra fede, è lui il motore della nostra carità.

Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento. Entrambi però vivono dell'amore preveniente di Dio che ci ha amati per primo e ci chiede di partecipare il suo amore agli altri, ai poveri in particolare.

L'augurio, che si trasforma in preghiera, è che ognuno "faccia la sua parte" affinché ogni uomo soprattutto il più debole, il sofferente, il povero trovi delle porte aperte che lo accolgano e rispettino la sua dignità di persona.

Chiunque responsabilmente deve fare la sua parte perché queste porte non si chiudano mai.

 

      padre Maurizio Annoni

 

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Novembre 2010