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Opera San Francesco per i Poveri
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Dicembre 2010

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
come ogni anno abbiamo allestito il presepio all'interno della mensa di Opera San Francesco. In un luogo francescano il presepio non può mancare, anzi dovremmo trovarlo in tante case e in tanti luoghi pubblici e di lavoro per ricordare l'evento sconvolgente della storia, Dio si è fatto Uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

Fra Domenico pensando al presepio ha suggerito un'idea originale: contornare la Natività con le bandiere di tanti paesi e con l'augurio in tante lingue. Tanti nostri ospiti che vengono da molti differenti paesi si fermano a leggere l'augurio e a ricercare i colori della bandiera della loro nazione.

Dio si è fatto uomo per tutti, nessuno escluso, a tutti porta il suo annuncio di salvezza e di pace. Nel saluto degli angeli a Betlemme "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" è contenuta l'universalità del messaggio cristiano: tutti credenti e non credenti, qualunque sia il colore della pelle, ricchi o poveri che siano, tutti sono compresi nella "buona volontà di Dio" che non si stanca di ripetere all'uomo il messaggio di pace e di amore.

Mi fermo davanti al Presepio e nella contemplazione del mistero nasce un augurio che rivolgo a tutti voi che leggete.

L'augurio di saper accogliere e dialogare con tutti perché quegli "uomini che Dio ama" lo stesso Dio ce li affida in quanto fratelli e sorelle, ci dice "amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi". Natale ci dice di sommergere i tanti conflitti, piccoli e grandi che siano, con l'invasione del dialogo nonostante tutto. La forza del Natale è la debolezza e la fragilità di un Bambino. È la fragilità vincente della tenerezza e del sentimento di riconciliazione che sconfigge la durezza dei cuori ed è capace di generare pace allontanando rancori e divisioni.

È Dio che prende l'iniziativa e si muove per primo verso l'uomo. Nel Presepio troviamo lo sguardo di Dio che rinasce sempre, in quel bambino del Presepio. E il suo sguardo non è mai superficiale o di curiosità, ma uno sguardo appassionato, da innamorato che scruta e abbraccia, penetra nella vita di chi è oggetto del suo sguardo e si fa suo compagno di viaggio.

Vi auguro che mentre contemplate il Presepio, vi accorgiate dello sguardo di Dio attraverso quel Bambino che con le braccia spalancate dice "venite a me voi che siete affaticati e oppressi e vi ristorerò". E lo sguardo di Dio diventa il nostro sguardo per gli altri: la bellezza dell'amore di Dio si fa gratuità e servizio verso il prossimo, perché amare gli altri è troppo bello e tanto grande.

Gli auguri in tante lingue mi ricordano comunque l'unicità di ogni ospite che viene in Opera, il suo sguardo affaticato e senza speranza, segnato dalla solitudine e dal dolore. Uno sguardo che chiede aiuto e interpella, uno sguardo che chiede risposte. A ogni nostro ospite, insieme a voi amici e benefattori, diciamo "Buon Natale" coscienti che lo sguardo di Dio per ciascuno di loro significa carità e solidarietà, condivisione e concretezza nel servizio.

Davvero Buon Natale a tutti!

 

      padre Maurizio Annoni

 

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