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Opera San Francesco per i Poveri
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Gennaio 2011

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
la Comunità Europea ha stabilito che il 2011 sia l'anno europeo dedicato alle attività di volontariato affinché il vecchio continente si accorga della sua valenza in ogni Stato e attraverso le molteplici espressioni.

Se il 2010 è stato l'anno europeo della lotta alla povertà e per l'inclusione sociale, nel 2011 l'attenzione si rivolge all'ambito del volontariato per il ruolo che svolge all'interno di tutta la società e per il suo contributo alla coesione economica e sociale.

Lotta alla povertà e volontariato: due temi molto cari a Opera San Francesco vissuti non astrattamente ma nella concretezza e nella coscienza di offrire proprio attraverso il volontariato una risposta nella lotta alla povertà.

Nella Carta dei valori del volontariato si legge che "la gratuità è l'elemento distintivo dell'agire volontario e lo rende originale rispetto ad altre componenti del terzo settore e ad altre forme di impegno civile". Più avanti si evidenzia che "il volontariato è scuola di solidarietà in quanto concorre alla formazione dell'uomo solidale e di cittadini responsabili. Propone a tutti di farsi carico, ciascuno per le proprie competenze tanto dei problemi locali quanto di quelli globali e, attraverso la partecipazione, di portare un contributo al cambiamento sociale".

Guardando con ammirazione e riconoscenza alla presenza e all'impegno dei volontari in Opera San Francesco (al termine del 2010 erano 574!) ritrovo nelle parole della Carta dei valori due punti fermi che animano il volontariato di OSF.

La gratuità innanzitutto.
Per quanto diverse, molteplici possono essere le motivazioni e anche le vie dell'impegno volontaristico, alla base di tutte sta la gratuità, ossia la consapevolezza di aver ricevuto e di essere in grado, di avere potenzialità per poter dare. Si dona ciò che si è ricevuto e mentre si dona, nulla ci viene tolto, anzi ci si arricchisce. La gratuità è sottratta alla logica economica del dare/avere. Il primo a ricevere è proprio chi dona se stesso, le sue potenzialità, il suo amore. Gesù stesso ha detto "c'è più gioia nel dare che nel ricevere" e San Paolo afferma che "Dio ama chi dona con gioia".

Queste parole sono da ricordare sempre per comprendere che l'attività di volontariato non è una sorta di "tappabuchi" nella rete sociale, ma è l'esito dell'impegno serio e fedele di persone che contribuiscono al volto umano e cristiano della nostra società. Il legame poi tra gioia e gratuità fonda la bellezza del dono di sé agli altri liberandoci dall'egoismo per aprirci all'altro, soprattutto al prossimo sofferente.

La seconda considerazione: "farsi carico". Nel Vangelo del buon samaritano si legge che il sacerdote e il levita videro l'uomo mezzo morto giacente sulla strada ma passarono oltre, non preoccupandosi di lui. C'è chi vede e finge di non vedere, di fronte alle necessità dei fratelli è indifferente.
Gesù Cristo non ci insegna una "mistica degli occhi chiusi", ma una "mistica degli occhi aperti" che permette di percepire, di guardare la condizione dell'altro, la situazione nella quale si trova quell'uomo o quella donna che è mio prossimo.

Vi sono sguardi che possono cadere nel vuoto o addirittura disprezzare. E sguardi invece che possono conferire accoglienza ed esprimere amore. Lo sguardo attento e misericordioso è già un farsi carico.
Le persone impegnate nel volontariato che sanno guardare al povero ed agire di conseguenza ricordano che il loro obiettivo è restituire al povero la sua dignità perduta e suscitare in lui gioia e speranza. I volontari sono custodi e avvocati dei diritti dell'uomo e della sua dignità.

Gratuità e farsi carico: è ciò che auguro a tutti i volontari in particolare a quelli di Opera. Il cuore riconoscente per ciò che ha ricevuto vede dove c'è bisogno e porta il suo contributo di accoglienza, di ascolto e di aiuto concreto.

 

      padre Maurizio Annoni

 

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