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Opera San Francesco per i Poveri
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Aprile 2011

INTERVISTA A GIULIANA STRACCHI, VOLONTARIA AL SERVIZIO ACCOGLIENZA

Giuliana Stracchi, consulente in un'azienda di distribuzione farmaceutica, è volontaria al servizio accoglienza di OSF dal 2008. Giuliana racconta con grinta ed entusiasmo la sua esperienza in Opera San Francesco:
"Per me è un'esperienza piacevolissima. Appena sono arrivata ho apprezzato subito l'organizzazione, mi piace l'ambiente che non ti impone nessuna filosofia che non sia già tua".

Durante questi tre anni di volontariato Giuliana racconta di essere entrata in contatto con un mondo che altrimenti non avrebbe potuto conoscere e di aver incontrato tante persone di nazionalità diversa che vivono in condizioni di disagio sociale ed economico:
"C'è una parte delle persone che ti fa pena, perché capisci che sono emarginati e che lo saranno per tutta la vita. Ci sono poi donne ucraine che sono sole, lontano dalla famiglia, dai figli, da tutto e ti rendi proprio conto che hanno voglia di parlare, che hanno bisogno di un contatto umano. Ci sono anche alcuni uomini italiani, assolutamente dignitosi, che escono da un divorzio e si trovano costretti per motivi economici a venire da noi.
Ci sono i giovani che vengono dal Niger: è un bacino di utenza di ragazzi quasi tutti laureati, con studi medio-alti e quando parli con loro, ti raccontano della situazione dittatoriale in Niger, di un regime spaventoso.
C'è anche una parte di utenza che è divertente, infatti ogni tanto si possono incontrare persone che fanno sorridere per il loro modo di fare o per le loro battute. Però essenzialmente vedi un disagio profondo".

Il lavoro all'accoglienza è in parte di tipo amministrativo: vengono raccolti i dati degli utenti, fornite informazioni su OSF, consegnate le tessere magnetiche che consentono l'accesso ai servizi. In parte il servizio di accoglienza è anche un momento di relazione e di aiuto: gli utenti vengono ascoltati e indirizzati correttamente all'interno della struttura. Una volta all'anno vengono fatti colloqui individuali di approfondimento per chiarire meglio le esigenze di ciascuno.
Per Giuliana, il colloquio è uno dei momenti più belli del servizio:
"Una volta una signora ucraina che fa la badante e che quando non lavora, per poter risparmiare, viene all'Opera, mi ha raccontato che era rimasta vedova e sola. È scoppiata a piangere dicendomi «Mi scuso per questo sfogo ma non parlo mai con nessuno e lei mi sta ascoltando» . Queste esperienze ti accompagnano per tanto tempo".

Più in generale si ha la sensazione che tutti hanno voglia di dialogare per uscire dalla loro solitudine e tutti auspicano una soluzione lavorativa. Giuliana racconta che le persone che si presentano allo sportello sono grate quando si dedica loro qualche minuto in più. Ciò evidenzia un grande bisogno di relazione, di ascolto e di accoglienza. Per questo Giuliana si sente di dire a chi sceglie di fare volontariato, quanto sia importante approcciarsi alla persone che chiedono aiuto con la massima disponibilità, sensibilità e pazienza.

 

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Aprile 2011