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Opera San Francesco per i Poveri
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Maggio 2011

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
siamo in tempi di bilanci e il mio pensiero va a San Francesco vissuto in un periodo storico in cui non esistevano i bilanci come li intendiamo noi oggi, costituiti da relazioni, conto economico, stato patrimoniale, piano di ammortamenti, analisi e altro.
Eppure c'è un'affermazione di Francesco al termine della sua vita, prima del transito che in qualche modo parla di bilancio. Infatti disse ai frati: "Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni".

Francesco è consapevole di aver agito nella sua vita impegnato a rispondere pienamente alla chiamata e alla volontà del Signore. "Io ho fatto la mia parte" è indice di un bilancio positivo nel quale Francesco non si autostima perché è stato bravo, ma dove riconosce l'azione del Signore nel suo percorso di conversione e di servizio. È lui, il Signore, che lo ha condotto e lo ha reso capace delle grandi cose che ha saputo realizzare. L'umiltà di Francesco risiede proprio nel riconoscersi strumento nelle mani di Dio.

E contemporaneamente Francesco invita i fratelli e più in generale ogni uomo, a orientare le proprie scelte di vita guardando a Cristo che da vero e unico maestro insegna la strada del bene e della pace, dell'amore e del perdono, del servizio e della carità.

Ispirata dalla figura del suo santo patrono, anche OSF può dire insieme a Francesco "io ho fatto la mia parte". Potremmo dire al plurale "noi abbiamo fatto la nostra parte" perché nel "noi" si ritrovano tutti coloro che hanno permesso e permettono a Opera di continuare ad essere punto di riferimento e di aiuto per i poveri di Milano.

Nel bilancio sociale c'è una parola tecnica inglese - stakeholder - che individua i soggetti sostenitori nei confronti di un'iniziativa economica o sociale, sia essa un'azienda o un progetto. Applicata a OSF i soggetti sostenitori che "hanno fatto la loro parte" sono innanzitutto i poveri che sono al centro della mission e delle attività di Opera con i quali ogni giorno si confronta. Sono i dipendenti e i volontari cha attraverso la responsabilità e la professionalità garantiscono una concreta e determinata azione di solidarietà. Sono i benefattori che attraverso le risorse donate sostengono i costi e le erogazioni dei servizi (penso ad esempio alle donazioni di farmaci e di generi alimentari). Sono le istituzioni e gli enti del privato sociale che in un rapporto di fiducia e in sinergia collaborano alla costruzione di una cultura dell'integrazione nel pieno rispetto della dignità di ciascuno.

Tutti desideriamo che ogni bilancio chiuda con un attivo. Ma anche se questo numericamente non accade, la positività di un bilancio è sempre presente e sta in quel numero infinito di gesti di accoglienza e di donazione che ogni giorno proprio i soggetti sostenitori esprimono nella gratuità, nel dono del proprio tempo e delle proprie risorse. Vale l'espressione di Gesù riguardo all'accoglienza: "Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa". Dare e avere si confondono, il dono e la ricompensa sono interscambiabili.

"La vostra, Cristo, ve la insegni": le parole di Francesco guardano al futuro, alla necessità quindi di continuare e di rafforzare nel tempo il senso di appartenenza che ci lega a OSF.

Spesso uso il termine "la famiglia di Opera San Francesco" perché credo che ciò che contraddistingue una famiglia è l'unità, il desiderio di crescere insieme nell'amore, di essere attenti alle necessità del mondo attuale con i suoi incipienti drammi e di essere feconda di gesti di carità per testimoniare ai più giovani e ai piccoli i valori quali il rispetto di ogni individuo, l'accoglienza, la solidarietà e la condivisione.

Insieme, possiamo dire davanti al Signore nella preghiera e davanti ai poveri che serviamo "Abbiamo fatto la nostra parte". In spirito di umiltà e senza vanagloria!

 

      padre Maurizio Annoni

 

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Maggio 2011