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Opera San Francesco per i Poveri
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Novembre 2011

IL DONO DI DANIELA E RICCARDO

Settembre di qualche anno fa. "Pronto? Ciao, sono Riccardo. Che programmi hai per la giornata di Natale?"
La domanda mi lascia perplessa: 1° perché da un trentennio a questa parte il giorno di Natale segue un rigoroso copione che non ha subito variazioni con gli anni: pranzo con la famiglia di mio marito e cena con la famiglia dei miei; 2° siamo solo a settembre, perché interpellarmi con così largo anticipo?

"Sai, sto organizzando il pranzo di Natale all'OSF e mi servono volontari per le varie incombenze. Che ne dici?" La proposta certamente mi alletta. Sono anni che durante le feste di Natale avverto un certo disagio perché, se da un lato sento forte il valore familiare delle festività, dall'altro mi ritrovo inesorabilmente agganciata dall'ingranaggio consumistico che condiziona molti di noi e mi fa sentire con imbarazzo il privilegio di appartenere al popolo dei fortunati che sguazzano nel superfluo mentre masse sempre più numerose mancano del necessario.

Decido di prendere tempo: "Io sì, verrei volentieri, ma devo chiedere in famiglia". E in famiglia c'è chi storce il naso: "Ma il Natale si deve vivere con i propri familiari! Per la beneficenza c'è tutto l'anno a disposizione. E poi nonna Andreina è anziana e non è proprio in forma: potrebbe essere il suo ultimo Natale con noi. Come puoi non essere presente proprio ora?" Ma a trarmi di impaccio è sorprendentemente proprio nonna Andreina, che senza tentennamenti mi dice: "Ma è una bellissima idea! Va' senza esitare. Staremo insieme a Santo Stefano". Ecco, la soluzione era così semplice ed è venuta proprio dalla più strenua conservatrice delle tradizioni familiari alla quale la saggezza della vecchiaia ha donato la capacità di rivedere la scala delle priorità.

È cominciata così la mia partecipazione al Natale dell'OSF. Ricordo la prima volta: il piacere di attraversare la città insolitamente deserta e l'arrivo alle 10 in Corso Concordia dove già è radunata una piccola folla in attesa dell'apertura della mensa. E poi l'incontro con gli altri volontari e con Riccardo che con decisione e piglio manageriale dà disposizioni e regole affinché la macchina organizzativa possa funzionare senza intoppi. E poi, indossati grembiulone rosso e cappellino da Babbo Natale, via verso una nuova emozionante esperienza.

Il primo anno il compito affidatomi era l'assistenza ai bagni: forse non era proprio quello che mi aspettavo, ma era pur sempre un compito necessario. Poi negli anni successivi ho servito il cibo e negli ultimi due anni sono stata destinata alla distribuzione dei regali. Vi assicuro che si tratta di un'esperienza intensa ed emozionante.

Chi si aspetta di trovare un popolo di "senza casa" straccioni e maleodoranti si sbaglia di grosso. Sono davvero pochi quelli che classificheresti con l'affettuoso appellativo di "barboni". Quella che ti sfila davanti nell'arco di qualche ora è un'umanità varia, colorata ma dignitosa che risponde al tuo gesto di offerta in vari modi.

C'è chi velocemente passa e se ne va con gli occhi bassi, chi ti indirizza uno sguardo di gratitudine, chi ti ringrazia apertamente con un sorriso e una parola e chi trova il modo anche in pochi secondi (sembra impossibile!) di accennare alle sue difficoltà quasi per giustificare la sua presenza lì: "Sono un professionista, ho perso il lavoro e mi trovo momentaneamente in difficoltà", "Sono un padre separato, non ce la faccio a tirare avanti", "Ho la famiglia lontana e qui mi arrangio come posso per mandare qualche soldo a casa".

Intanto distribuisci del cibo, un dono, un sorriso, ma il controllo sull'efficienza dei gesti non impedisce le riflessioni della mente e i sussulti del cuore e la domanda si impone prepotente: quale misterioso gioco del destino ha fatto che io mi trovi in questo ruolo e loro nell'altro? La domanda rimane ovviamente senza risposta, ma ti senti crescere dentro la voglia di dare una parte delle tue energie e del tuo tempo fortunato per alleviare le sofferenze e le miserie di chi si trova nella difficoltà e nel bisogno&e non solo a Natale.

Così la rete creata da Riccardo per una giornata speciale si stende benefica durante tutto l'anno ed i primi ad esserne arricchiti sono gli stessi volontari. Nel mio caso poi l'esperienza del Natale all'OSF è diventata ancora più preziosa e significativa da quando, dopo la scomparsa di nonna Andreina, si sono uniti a me anche mio marito e mio figlio. E' davvero il modo più autentico e profondo di trascorrere insieme il Natale, uniti nella condivisione della sobrietà e della solidarietà.

È questo il dono di Riccardo, per il quale gli sono profondamente grata, un dono prezioso che spero possa ripetersi ancora per tanti anni a venire.

Daniela Moroni Griner

 

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Novembre 2011