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Opera San Francesco per i Poveri
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Dicembre 2011

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
solo alcune settimane ci separano dal Natale e in Opera San Francesco i preparativi per i vari eventi natalizi non mancano. È soprattutto ai poveri e ai volontari che va la nostra attenzione perché il Natale sia per tutti un evento di luce e di speranza.

Di fronte alla natività mi domando: se Gesù tornasse oggi in questo mondo dove potremmo trovarlo e riconoscerlo? I pastori hanno ricevuto dagli angeli l'annuncio di andare a cercarlo e di adorarlo a Betlemme. E noi pastori di oggi, di questo mondo ferito e sofferente, forti di quell'annuncio sempre attuale, dove possiamo trovarlo?

Se Gesù oggi tornasse non lo troveremmo a Betlemme, ma in un barcone di immigrati alla ricerca di libertà, di lavoro e di dignità. O in uno dei tanti dimenticati campi profughi. O impaurito e ferito sotto le bombe di qualche guerra senza fine. O vivrebbe di stenti in uno dei tanti ghetti delle periferie delle grandi città. O sarebbe un anziano abbandonato, o un disoccupato, un senza casa, o un povero impossibilitato a curarsi, o un senza dimora che muore al freddo tra l'indifferenza comune.

E tornando tra noi Gesù continuerebbe a parlarci di amore, di luce, di gioia, di giustizia, di dono di sé, di carità verso i poveri.

Il Natale è il coinvolgimento totale di Dio nella storia degli uomini perché Dio ama l'uomo e per questo ha mandato suo Figlio Gesù. A Natale riconosciamo innanzitutto che la storia degli uomini non è estranea all'amore di Dio. L'uomo troppo spesso è estraneo ai propri fratelli, giungendo fino ad odiare l'altro. Dio nel Natale invece ci parla di amore per ogni creatura, di fraternità, di salvezza.

Non cadiamo nell'equivoco "siamo buoni perché è Natale": anzi la proposta del Natale è sfida, è scommessa, è invito a non accontentarci di restare spettatori, o di lasciare svuotare le nostre scorte di speranza. Il Natale ci chiede di essere donne e uomini di profezia e di speranza, di presenza e di servizio, di farci carico delle persone ferite di questo mondo, di essere testimoni appassionati che, a imitazione di Cristo, si fanno dono.

Il Natale ci chiede di prendere posizione, di trovare il coraggio di curvarci sulle sofferenze degli uomini che incontriamo, di fermarci - come San Francesco - ad abbracciare "i lebbrosi" di oggi.

Natale non è tanto avere Dio nel cuore, ma sentirsi nel cuore di Dio. Non è mettere Dio dalla nostra parte, ma metterci dalla parte di quel Dio che ci chiede di amare come lui ha amato, di sperare contro ogni speranza e di credere anche l'incredibile.

A Natale voglio ancora una volta mettere al centro l'uomo. L'uomo che mi è accanto, anche se emarginato e solo, è sempre una sorgente di potenzialità, portatore di doni che vanno scoperti. Lui è un insieme, unico, di esperienze, di paure e di speranze, di gioie e di fallimenti. È una persona che ha qualcosa da dire, qualcosa in cui credere, qualcosa che è solo suo e gli appartiene. La prossimità con il povero mi fa scoprire di essere in debito verso di lui e tante azioni che definisco atti di amore, in realtà sono soltanto gesti di giustizia.

Buon Natale! Il giorno della nascita di Gesù, il suo amore per gli uomini illumini ogni giorno della nostra vita.

 

      padre Maurizio Annoni

 

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Dicembre 2011