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Opera San Francesco per i Poveri
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Gennaio 2012

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
in questi primi giorni dell'anno mi hanno accompagnato alcune parole di un Salmo:
"Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio".

Non si tratta certamente di fare un esercizio di matematica o di preoccuparci del loro numero: si tratta invece di essere vigili per appropriarci del nostro tempo.

Siamo invitati in altre parole a cogliere la quotidianità della vita, ciò che vi accade ("Ogni istante ha un senso; si tratta di coglierlo&", ha scritto J. Henry Newman), riempiendo il tempo di bene, di amore e di servizio verso il prossimo.

I "giorni futuri" che attendono Opera San Francesco voglio pensarli pieni di una rinnovata consapevolezza del suo ruolo e del suo impegno al servizio dei più poveri. Tutti annotiamo che il 2012 sarà un anno particolarmente difficile per la situazione economica e sociale che stiamo vivendo dove nuovi poveri chiederanno aiuto.

"Contare i giorni" vorrà dire quindi scoprire nella quotidianità chi è il nostro prossimo. Ho riletto a venticinque anni dalla sua pubblicazione il piano pastorale del Card. Martini Farsi prossimo. Riprendo due pensieri. Il primo parte dalla domanda: ma chi è il prossimo? Gesù risponde raccontando la parabola del buon samaritano. Il prossimo non esiste già. Non è sintetizzabile in un elenco. Prossimo si diventa. Prossimo non è colui che ha già con me dei rapporti di sangue, razza, di affari, di affinità psicologica. Prossimo divento io stesso nell'atto in cui, davanti a un uomo, anche davanti al forestiero e al nemico, decido di fare un passo che mi avvicina, che mi approssima.

In altre parole il prossimo non è semplicemente colui che mi è vicino fisicamente, ma è disponibilità a farsi vicino, a spostarsi da dove si è per andare là dov'è l'altro. La prossimità non è uno stato, ma un'azione. Il prossimo è responsabilità personale, è azione, è azione su di sé.

Il secondo pensiero. Spesso si dice che la carità intende dare voce a chi non ha voce. Il Card. Martini nella sua lettera Farsi prossimo scrive che occorre "dare una voce a chi non ha voce, scoprendo le forme sempre nuove di povertà che stentano a farsi notare e a farsi soccorrere". Ma si tratta anche di dare visibilità a chi è invisibile. Il prossimo esiste quando accetto di vederlo e di incontrarlo e mi faccio prossimo quando accetto di vedere l'altro nel suo bisogno, meglio nella sua unicità di persona. La parabola del buon samaritano richiede capacità di vedere. Il samaritano si fa prossimo non per compiere una buona azione o per filantropia, ma perché toccato dolorosamente dal dolore dell'altro. Il dolore dell'uomo ferito colpisce il samaritano, che diviene, nel suo stesso corpo, cassa di risonanza del dolore altrui e risponde a tale 'chiamata' di fatto facendosi vicino al proprio dolore. Facendosi prossimo al ferito, il samaritano si fa vicino anche al proprio dolore, si fa prossimo a se stesso.

"Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio": il cuore saggio è il cuore di chi sa vedere, ascoltare, di chi non ha paura di fermarsi per stare con l'altro, di chi soffre davanti al dolore altrui e non cerca scuse o deleghe per fuggire. Il cuore saggio sa di dover chinarsi sulle ferite altrui perché quelle ferite lo riguardano, non è estraneo.

I giorni futuri in OSF e in tutti noi siano scanditi dal comandamento del Signore "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi".

Buon anno!

 

      padre Maurizio Annoni

 

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