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Opera San Francesco per i Poveri
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Marzo 2012

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
i Vangeli raccontando la Risurrezione del Signore dicono che le donne giunte alla tomba trovarono la pietra che la chiudeva rotolata e il sepolcro vuoto. Lo stesso Gesù davanti alla tomba dell'amico Lazzaro ordina: "Togliete la pietra dal sepolcro".

Quella pietra rappresenta un simbolo per noi. Anzi possiamo affermare che ognuno di noi ha il suo macigno che, come la pietra sepolcrale, non lascia filtrare l'ossigeno, blocca ogni lama di luce, impedisce la comunicazione con l'altro. È il macigno della solitudine, della sofferenza, della malattia, dell'odio, del peccato, della povertà.

Pasqua allora è l'occasione che il Risorto ci offre per far rotolare il macigno e aprirci ad una vita nuova che proprio il Risorto ci indica e ci invita a percorrere: è la via della luce, della speranza, della carità, dell'attenzione ai poveri e ai piccoli.
E ognuno di noi uscito dal suo sepolcro si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto e si ripeterà così il miracolo che contrassegnò la risurrezione di Cristo.

Guardando la fila dei poveri in attesa della mensa, rifletto e penso quanto sia urgente togliere dal nostro cuore il macigno dell'indifferenza e del disinteresse. I poveri ci sono, la loro vista non mi coinvolge; i loro problemi& devono pensarci gli enti pubblici, la Chiesa o il volontariato: quante volte ascoltiamo queste affermazioni e forse anche le condividiamo! C'è una parola della Sacra Scrittura che può essere di aiuto ai credenti e ai non credenti: "Prestiamo attenzione gli uni gli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone" (Eb 10,24).

Espressione tra l'altro citata e commentata dal Papa nel suo messaggio per la Quaresima di cui desidero riportare alcune frasi: "Quindi, il verbo che apre l'esortazione [prestiamo attenzione ndr] invita a fissare lo sguardo sull'altro, ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l'atteggiamento contrario: l'indifferenza, il disinteresse, che nascono dall'egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la "sfera privata". Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell'altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere "custodi" dei nostri fratelli, di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell'altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell'amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l'essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: "Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli""

Se il macigno è l'indifferenza e il disinteresse per l'altro, causati dall'egoismo e dalla ricerca dei propri interessi, la risurrezione è la ricerca di nuove relazioni con l'altro soprattutto quando questi è povero ed emarginato, è la primavera di rapporti nuovi. Non solo ci interessiamo di lui, ma "viviamo" l'altro perché è mio fratello al di là di tutte le definizioni che sono comunque e sempre riduttive. Ne consegue una responsabilità verso il prossimo che significa volere e fare il bene dell'altro, desiderando che anche l'altro si apra alla logica del bene.

"Prestare attenzione": è la gioia e la fatica quotidiana di Opera San Francesco. "Per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone": il tempo che ci è dato nella nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene.

Pasqua è la festa dei macigni rotolati, è la ripresa gioiosa di un cammino di carità e di servizio verso i poveri.

 

      padre Maurizio Annoni

 

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Marzo 2012