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Opera San Francesco per i Poveri
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Marzo 2012

LA TESTIMONIANZA DI ELENA, VOLONTARIA AL SERVIZIO ACCOGLIENZA

Ho 21 anni e quasi nessuna esperienza di volontariato alle spalle, prima d'ora.
Da molto avevo il desiderio di cominciare, ma durante gli anni del liceo, è stato impossibile dedicarmici con continuità. Adesso studio Storia dell'Arte alla Statale di Milano. Ho cominciato ad avere più tempo per me e ho scoperto che mi piace trascorrere questo tempo soprattutto stando semplicemente in mezzo alla gente.
Che amo molto viaggiare lo so da quand'ero piccola: mi piace confrontare le abitudini della mia gente con quelle in uso altrove, mi piace pensare che le cose più strane per me siano scontate agli occhi di un'altra cultura e viceversa. Ho scoperto che potevo avere gran parte delle emozioni e delle lezioni che un viaggio può dare, semplicemente scambiando due parole amichevoli con persone di nazionalità e cultura diverse, che hanno voglia di aprirsi.
Tutto questo mi ha fatto riflettere molto su quanto possa cambiare il nostro approccio nei confronti della vita a seconda della nostra disponibilità verso gli altri, della nostra apertura mentale. Ecco il vero motivo per cui ho scelto di fare del volontariato.

La scelta di Opera San Francesco è motivata in parte da quello che ho scritto finora, cioè dal fatto che mi interessi soprattutto il rapporto con le persone e in particolare con persone che, per mille motivi, si trovano in una situazione precaria sotto tutti i punti di vista. Quattro o cinque mesi fa ho accettato di mettermi alla prova e ne sono molto contenta.

Sono stata inserita al servizio accoglienza, dove, oltre all'erogazione delle tessere, curiamo i colloqui con gli utenti.
I colloqui sono esperienze interessanti. Le domande da fare non riguardano soltanto problemi legati al possesso del permesso di soggiorno, al tipo di alloggio, ai tempi e ai motivi del soggiorno in Italia, ma anche questioni più personali (stato civile, lavorativo, informazioni su coniugi e figli, intenzioni riguardo ai tempi di permanenza in Italia&). Ritengo sia importante facilitare la relazione attraverso l'ascolto e la chiarezza delle informazioni.

Il colloquio può essere un'esperienza davvero piacevole, soprattutto quando incontri persone disponibili, educate e pazienti. Anche se non è sempre così. Ci sono persone disposte a farsi aiutare, persone in buona fede, lavoratori seri e molto spesso con a carico intere famiglie cui tengono molto. E' molto bello poter servire queste persone, per esempio informandoli della possibilità di lasciare il loro curriculum allo sportello, un'opportunità in più per trovare lavoro. Oppure mettendoli a conoscenza che OSF fornisce cure mediche gratuite e indicando loro dove si trova l'ambulatorio.

L'unico disagio che provo, a volte, è di fronte a situazioni di persone particolarmente provate, con problemi di cui non ho il potere né di risolvere né di capire fino in fondo. Provo dispiacere, in quei momenti, ma allo stesso tempo avverto che il mio aiuto, pur piccolo, è importante per quella persona. Certamente il colloquio è un momento forte ed emotivamente impegnativo.

I colloqui nella loro finalità permettono a OSF di monitorare un po' meno statisticamente gli utenti, per comprendere meglio la loro realtà e le loro esigenze.

Infine credo che il colloquio sia importante per il volontario, perché coglie in modo diretto e personale le storie di emarginazione e povertà aldilà di quanto genericamente viene affermato da opinionisti o sondaggi sul complesso e delicato tema dell'emarginazione sociale.

Elena, volontaria al servizio accoglienza di OSF

 

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Marzo 2012