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Opera San Francesco per i Poveri
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Novembre 2012

DATI ALLA MANO PER TROVARE LA SOLUZIONE

Una tappa storica: possiamo così definire il primo censimento sulle persone senza dimora presenti sul territorio nazionale. Una convenzione tra Istat, Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, la Federazione italiana degli organismi per le Persone senza dimora e la Caritas italiana ha permesso di condurre un'indagine che interessa coloro che vivono in condizioni di grave emarginazione e che, secondo i dati della rilevazione, corrispondono allo 0,2% dell'intera popolazione residente, attestandosi con alta probabilità tra 43.425 e 51.872 persone.

Chi sono i senza dimora? Quasi il 90% uomini, per la maggioranza sotto i 45 anni, con al massimo la licenza media inferiore nei due terzi dei casi e soli per il 73%. La maggioranza è costituita da stranieri (quasi il 60%) e le cittadinanze più diffuse sono la rumena, la marocchina e la tunisina. Un elemento da sottolineare è che la geografia dell'homelessness è varia e non si tratta più di un fenomeno solo metropolitano, anche se realtà come Milano e Roma continuano a giocare una grossa parte nelle rappresentazioni territoriali del fenomeno; un fatto normale perché laddove si offrono servizi di accoglienza si concentrano le persone. Anche la provincia oggi deve fare i conti con una situazione quotidiana di persone senza dimora: presenti in mezzo a noi, sotto le nostre case, ovunque ci troviamo nel paese. Dopo Roma e Milano, tra i 12 comuni più grandi, Palermo è quello che accoglie il maggior numero di persone senza dimora; seguono Firenze, Torino e Bologna.

Oltre un quarto (il 28,3%) dei senza dimora ha dichiarato di lavorare: si tratta in gran parte di occupazioni a termine, poco sicure e saltuarie; i lavori sono a bassa qualifica nel settore dei servizi, dell'edilizia, nei diversi settori produttivi e in quello delle pulizie. In media il lavoro viene svolto per 13 giorni al mese e il denaro guadagnato ammonta a 347 euro mensili. Le persone senza dimora che non svolgono alcuna attività lavorativa sono invece il 71,7% del totale. Come vivono queste persone? La maggior parte riceve aiuto economico dalla rete familiare, parentale o amicale e da estranei e associazioni di volontariato che, in molti casi, rappresentano l'unica fonte di sostentamento. La perdita di un lavoro si configura come uno degli eventi più rilevanti del percorso di progressiva emarginazione che conduce alla condizione di senza dimora, insieme alla separazione dal coniuge o dai figli e, con un peso più contenuto, alle cattive condizioni di salute.

Il censimento ha messo in risalto l'importanza dei centri di prima accoglienza, quale è OSF, per le persone senza dimora: infatti quasi il 90% ha utilizzato un servizio mensa, il 71,2% un servizio di accoglienza notturna, il 63% un servizio docce o per l'igiene personale. Quasi la metà delle persone senza dimora ha utilizzato i servizi per l'impiego, mentre più diffuso tra gli italiani è il ricorso ai servizi sociali. Per finire, un'ultima osservazione: sono circa 6.000 le donne che vivono per strada e rappresentano il 13,1% del totale, con caratteristiche simili a quelle osservate per gli uomini; le italiane sono circa il 43%; tra le straniere prevalgono la cittadinanza rumena con il 36,6% e quella ucraina, bulgara, polacca che, insieme, rappresentano il 19,6% delle straniere. Oltre un quarto ha più di 55 anni.

I dati forniti sono certamente la tappa di un cammino. Si conosce per poter decidere, per orientare interventi che non soltanto arginino il fenomeno delle persone senza dimora, ma che costruiscano una rete di soluzioni atte a integrare socialmente coloro che vivono la dura esperienza della strada e che comunque attendono aiuto per condurre una vita dignitosa.

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Novembre 2012