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Opera San Francesco per i Poveri
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Dicembre 2012

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
puntualmente il Natale arriva con il suo carico di mistero, di riflessioni, di sentimento in un momento certamente non facile per la vita di tante famiglie e più in generale della nostra società.

Mi domando come si colloca questo Natale nella vita di tante persone che ci stanno intorno dove regna l'incertezza e la paura, dovuta alla perdita del lavoro, ai debiti, alle separazioni dagli affetti coniugali o familiari, alla malattia che invalida, alla solitudine che scava nelle relazioni e lascia sempre più soli. Come si colloca questo Natale nella nostra comunità civile dove regna una sfiducia profonda in una politica che diventa sempre più incomprensibile e che riempie tanti di sgomento, se non di rabbia.

Non vi nascondo che con diverse persone manifesto un certo timore ad augurare "buon Natale", mi sembra quasi anacronistico rispetto a ciò che stanno vivendo.
Eppure anche quest'anno siamo chiamati a celebrare il Natale. Nei Vangeli dell'infanzia l'evangelista ci riporta l'episodio della fuga in Egitto della Sacra Famiglia. È un episodio che ci rimanda all'incertezza, alla fatica che ha assunto la venuta del Signore in mezzo a noi, quando per salvarsi dalle spire di un mondo che non era certamente migliore del nostro, il Bambino Gesù ha dovuto fuggire in un paese straniero, ripercorrere il cammino del suo popolo di tanti secoli prima, vivere in balia delle situazioni.

Questo ci ricorda che il Natale non è solo bella poesia, non è la festa dei buoni sentimenti. Natale è la memoria della venuta del Signore in mezzo a noi, nella nostra storia che è fatta di tante cose buone, di tante attese ma anche di contraddizioni e di fatiche.
Il Signore è venuto proprio a condividere questa nostra storia, a dirci con la sua presenza che Dio è vicino, che non si è dimenticato di noi e che non si dimenticherà mai.

Quel Bambino che contempleremo a Natale è proprio il segno di questa scelta definitiva di Dio, è il segno di questa irrevocabile decisione. Ed è anche il segno di come Dio vuole stare in mezzo a noi: non nella grandezza della sua potenza, non con manifestazioni straordinarie, ma proprio con il suo farsi piccolo, con il suo mettersi nelle mani degli uomini, proprio come un bambino che si affida fiducioso nelle mani degli altri.

In questi tempi in cui sembra che la speranza sia merce rara, in cui prevalgono i pessimismi e le incertezze e perfino la paura del futuro, Natale ci richiama a una speranza certa, fondata sull'amore del Signore, sulla sua presenza in mezzo a noi.

Certo i segni di questa presenza vanno colti e interpretati. Il Bambino di Betlemme non è certamente un segno clamoroso. Vedevo in libreria un libro dal titolo "Non sembrava neanche un Dio". Non sembrava Dio perché Dio noi non ce lo immaginiamo spontaneamente così: lo pensiamo come quello che interviene nella storia, che risolve drasticamente i problemi, che dall'alto della sua onnipotenza pretende un riconoscimento incondizionato. Dio invece più che pretendere si offre alla nostra libertà e così facendo cambia i criteri stessi con cui guardare la realtà: ciò che conta per lui e deve contare per noi non è il potere, la forza, la ricchezza, ma la disponibilità dell'amore, l'accoglienza umile, l'abbandono fiducioso, la difesa della dignità della nostra vita e della vita di ogni uomo. In altre parole nel Natale Dio, attraverso suo Figlio Gesù, si offre come compagno di viaggio, ci chiede di essere accolto come tale perché la nostra vita anche se segnata profondamente sa di potere contare su Colui che non viene mai meno alla sua missione: amare ogni uomo, dare la vita per lui, guidarlo e sostenerlo.

E ancora nel Natale anche noi, a imitazione del Signore, ci facciamo compagni di viaggio di coloro che provati in molti modi chiedono di essere tenuti per mano perché quella mano dà sicurezza e fa sentire meno soli e disorientati.

Buon Natale vissuto nella pace e nella speranza!

 

      padre Maurizio Annoni

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