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Opera San Francesco per i Poveri
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Luglio 2013

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
penso sia doveroso commentare la straordinaria visita di Papa Francesco a Lampedusa.
Scomodando i dati a disposizione di OSF ho curiosato tra i numeri cercando di vedere quante persone provenienti dai paesi del nord Africa o del Corno d’Africa sono arrivate ai nostri servizi.
Dal 1° gennaio 2012 a oggi sono in totale oltre 5.700 i giovani (uomini e donne) registrati all’accoglienza e provenienti da Eritrea, Sudan, Etiopia, Somalia, Costa d’Avorio, Mali, Nigeria, Marocco, Tunisia, Egitto.
Sono una piccola parte di quel popolo di viaggiatori della speranza al quale Papa Francesco è andato a rendere omaggio, pregando anche per coloro che non sono mai arrivati perché annegati in mare.

Ripresentando il dialogo tra Dio e Caino, dopo che questi ha ucciso suo fratello Abele, Papa Francesco interroga tutti sull’urgenza e sulla necessità di farci carico dei nostri fratelli: «Dov’è il tuo fratello?», la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio!(…) Quanto hanno sofferto! E alcuni non sono riusciti ad arrivare.

La visita e le parole del Papa sono state una carezza di ringraziamento e di incoraggiamento per quanti si sono lasciati interpellare da un fenomeno che può anche non piacere, ma che è davanti agli occhi di tutti e che non tollera la logica dello struzzo.

Certamente la visita a Lampedusa non risolve i problemi, ma almeno ripristina le priorità: prima e innanzitutto la compassione, la capacità di piangere perché almeno ventimila vite sono sepolte nel canale di Sicilia. Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere!

La compassione anche per coloro che si trovano in stato di assoluto bisogno, il dovere dell’accoglienza, la ricerca di soluzioni concrete, compresa quella di ripensare complessivamente le politiche estere dei Paesi occidentali, a partire dall’Europa, affinché si pongano le condizioni perché la gente non sia più costretta a scappare da casa solo per sopravvivere: queste sono le priorità.

Certamente il Papa ha voluto in particolare essere vicino e ringraziare la gente di Lampedusa e quanti ogni giorno sono impegnati nella cura dei profughi. Ma credo che il suo grazie ha voluto raggiungere tutte le realtà disseminate sul territorio italiano che hanno a loro volta accolto, sostenuto, incoraggiato, introdotto nel nostro tessuto sociale uomini, donne e bambini arrivati dalle periferie del mondo alla ricerca di una speranza di vita. Il suo grazie va ai tanti volontari che senza clamori e proclami continuano a far di tutto perché l’impatto con il nostro mondo di questi fratelli in fuga da guerre, violenze e miseria possa avvenire nel modo meno traumatico possibile e possa essere fecondo.

Il suo grazie giunge anche a noi di OSF perché i 5.700 giovani hanno trovato un luogo di solidarietà e di condivisione.
I gesti e le parole di Papa Francesco forse non risolvono i problemi, ma possono diventare un faro per non dimenticare il dovere di essere umani.
Buona estate e buone vacanze!

padre Maurizio Annoni

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