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Opera San Francesco per i Poveri
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Agosto 2013

NOI E LORO: ALLA RISCOPERTA DELL'UOMO

Da oltre sessant’anni Medtronic lavora per migliorare l'impatto delle patologie croniche ed è una guida nel campo delle tecnologie medico-terapeutiche, della ricerca, di sviluppo, produzione e distribuzione dei sistemi biomedicali. La sede italiana conta oltre 500 dipendenti tra Milano e Roma; nella nostra azienda giugno tradizionalmente coincide col mese del volontariato internazionale e ovunque, in ogni filiale nel mondo, gli Ambassadors Mission In Motion propongono un progetto di volontariato nell’ambito della responsabilità sociale, arruolando i colleghi interessati.
Ogni anno è punto d’orgoglio di Medtronic Philantropy sostenere tale iniziativa e contribuire attivamente a migliorare la realtà che ci circonda.

Quest’anno abbiamo voluto alzare l’asticella e promuovere, non senza qualche timore, il servizio di mensa serale presso Opera San Francesco per i Poveri. Quattro serate di supporto alla mensa, divisi in gruppetti. Per noi è la prima esperienza di volontariato con contatto diretto con le persone bisognose.
La condivisione di questa esperienza ci ha aiutati a conoscerci meglio, sentirci ancora più gruppo, uniti dal prezioso ricordo comune: riguardare le foto con le nostre magliette colorate ci ha fatto sorridere, così come si fa quando a casa si sfogliano gli album dei momenti più belli.

Tre ore alla mensa ci hanno calato in mezzo a un’umanità variegata coi suoi odori, atteggiamenti, suoni, stupiti di fronte a tutto ciò che non appartiene alla nostra quotidianità ovattata, scossi da certe scene che fanno stringere lo stomaco, commossi per il timido grazie di chi sperimenta la ricchezza della condivisione, per noi cosa quasi sconosciuta. I nostri occhi vedono ora due sconosciuti che si scambiano un panino aiutandosi vicendevolmente; ora chi, memore di ciò che era e la nostra presenza gli ricorda, ci saluta con la vergogna di chi sa che il bisogno è spesso associato a una colpa, ora chi non aspetta che un cenno per avvicinarsi e scambiare qualche parola: un gesto normale che diventa straordinario quando il mondo tende a isolarti.

Il tempo passa veloce e dopo centinaia di frutti distribuiti, tavoli puliti e caraffe d’acqua riempite, ci scopriamo sì stanchi ma più ricchi di un’umanità ritrovata: andando verso le nostre case, non possiamo non rivolgere un pensiero a loro, a dove loro trascorreranno la notte. Dentro, la ricchezza di un’esperienza che per manifesta richiesta dei colleghi, riprenderemo a breve, ispirati dall’insegnamento di San Francesco cui si rifà tutto l’operato dell’Opera San Francesco: Annunciate il Vangelo con le opere, e se è proprio necessario usate anche le parole.

È più un ricevere che un dare (Mara e Daniela); un’immersione profonda nell’umanità (Viola); un’esperienza arricchente sotto il profilo umano (Giuseppe). Li guardavo in fila, salire lenti le scale che portano alla mensa…Egiziani, rumeni, italiani…il bisogno, quello vero, quello umano, veniva fuori prepotente…Impossibile dimenticare i loro occhi, con dentro il mio stesso bisogno e il mio stesso desiderio: quello di essere felice (Francesca). Gli occhi che non ti guardano mentre li aiuti perché si vergognano del proprio bisogno. Il sorriso grande di chi ti ringrazia. L’imbarazzo di chi vuol darti la mano e poi la ritrae per paura di disturbarti. Un mondo di cui ignori l’esistenza. Vertigine e paura. Io non sarò mai più come loro. Loro. Quelli che pensano che cadere in disgrazia sia il problema di altri... la colpa di altri (Adriano).

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Agosto 2013