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Opera San Francesco per i Poveri
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Gennaio 2014

E PER LETTO, UN PEZZO DI CARTONE

Anche al lettore distratto non sarà sfuggito che una sezione della newsletter è dedicata ai nostri servizi.
Per una volta interrompiamo questa consuetudine, ma continuiamo a parlare ancora di loro, dei poveri.
Siamo andati ad incontrarli a "casa loro", una casa fatta di cartoni, di coperte e di sacchi a pelo. Sono il popolo della notte, i senza dimora che una casa non ce l'hanno.

L'appuntamento è per le 21.30 di sabato 11 gennaio in piazzale Cadorna a Milano. Puntuale arriva il pulmino con i frati e i giovani che ogni sabato sera dedicano tempo e risorse per i poveri. E' da 4 anni che l'esperienza viene portata avanti da un gruppo di frati (circa dieci) che, accompagnati da diversi giovani, si impegnano fedelmente nel servizio ai poveri.
Dal pulmino si scaricano cibo e indumenti, coperte e dolci per rendere meno cupa l'ennesima notte per strada. Si avvicinano in diversi e da subito ti accorgi che non c'è solo la richiesta del minestrone fumante o delle scarpe, ma c'è la voglia di parlare, di raccontarsi. La povertà non è solo economica o di mezzi, ma è soprattutto relazionale. I frati e i giovani l'hanno capito e volentieri ci si ferma a parlare con loro.

Ascolti la loro storia e loro, i senza dimora, si sentono accolti. Non c'è diffidenza o indifferenza nei loro confronti. Le parole escono spesso come un torrente in piena, come pure il silenzio che è rispettato. Condividi le loro attese, i loro sogni, le loro speranze. Mostri solidarietà con chi vive vuoti affettivi, dove manca il calore di una famiglia o di un uomo o una donna che ti voglia bene. Il bricco di cartone del vino è spesso l'unica compagnia.
Di fronte alla loro situazione avverti un senso di impotenza, vorresti risolvere i loro problemi. L'impotenza cede il passo alla consapevolezza di valorizzare quell'incontro con il povero. Un incontro capace di arricchire entrambi. L'altro è solo differente da me, non è un diverso da allontanare o di cui avere paura.
La differenza indica la scoperta che io e l'altro abbiamo un'origine comune, la paternità di Dio che si manifesta in tutti.

Lasciamo piazzale Cadorna per raggiungere la Stazione Centrale. Le stazioni, si sa, sono punti di ritrovo e di riparo per i senza dimora. Ci dividiamo in due gruppi. Vado verso i portici di via Vittor Pisani. Importanti vetrine, banche e ristoranti fanno da sfondo alle poche cose dei nostri amici. Passiamo da tutti, ci aspettano. Tutti gradiscono il minestrone caldo preparato con cura in convento nel pomeriggio del sabato. Qualcuno dorme e non lo svegliamo.
S. vuole essere fotografato insieme al gruppo di frati e giovani, viene dal Marocco e prima di lasciarci vuole dire insieme una preghiera. Prega in arabo, noi recitiamo il Padre Nostro.
Un lituano chiede medicine perché le ha finite e ha la febbre.
G., un giovane italiano, scherza con Fra Andrea e si congratula per l'ottima torta preparata con cura da alcune mamme di Crema.
Un uomo molto riservato (è la prima volta che lo incontriamo) sta cuocendo verdure su un fornello da campeggio. Non ci dice il suo nome, ringrazia per il pane e la torta.
Il giro continua e al ritorno in Stazione Centrale ci ricongiungiamo con gli altri.

A tutti abbiamo augurato "Buona notte". Poi ci viene da pensare che buona proprio non sarà, ma quegli spiccioli di tempo donati agli amici della notte portano un raggio di luce e di speranza.
L'esperienza notturna mi ha dato conferma sulla validità e l'importanza del volontariato. I volontari così fortemente motivati e impegnati che si danno da fare sono un esempio di carità e di consapevolezza della dignità del povero in un momento troppo spesso avaro di generosità e altruismo.
Francesca, volontaria del sabato sera

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Gennaio 2014