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Opera San Francesco per i Poveri
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Giugno 2014

OSF E LA CRESCENTE POVERTÀ DEGLI ITALIANI. IL BILANCIO SOCIALE 2013

In uno dei primi caldissimi pomeriggi dell'estate milanese, martedì 10 giugno, quasi centocinquanta persone hanno assistito nell'Aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore alla presentazione del quinto Bilancio Sociale di Opera San Francesco, preziosa testimonianza del lavoro di tutti i volontari, benefattori e collaboratori in relazione di reciproca e virtuosa collaborazione. Redatto come gli anni precedenti in collaborazione con ALTIS e sotto la guida del professor Marco Grumo, il Bilancio 2013 si caratterizza per il focus relativo all’utenza italiana (il sottotitolo recita appunto "OSF e la crescente povertà degli italiani") e per le attività svolte dallo sportello di Mediazione e Orientamento al Lavoro.

Davanti a una platea attenta si citano cifre significative, che sono quelle di una dilagante situazione di emergenza.  Padre Maurizio Annoni ricorda che l’utilità del Bilancio sociale, preciso strumento di osservazione, è quella di far conoscere il costante adeguamento dei servizi alle richieste che mutano: cresce il numero degli utenti, cambia l’utenza... E’ storia recentissima l’accoglienza di siriani ed eritrei, ma è il numero degli italiani che sale in maniera anomala, "e il Bilancio sociale diventa una provocazione perché reclama una società che si faccia carico dei diritti di tutti, anche di chi vive ai margini".

Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, spiega come si possa parlare di una democratizzazione della povertà conseguente alla crisi economica: etnica, perché solo pochi anni fa la percentuale era 30% italiani e 70% stranieri mentre oggi i due numeri tendono ad essere vicini; sociale, visto che è sempre più estesa quella zona grigia di persone che mai avrebbero pensato di dover chiedere aiuto. L’Italia è uno dei pochi paesi che non prevede il reddito minimo, e oggi la prima povertà degli italiani non è alimentare, ma reddituale. Se il privato interviene con generosità e fantasia per intercettare i bisogni (al numero già eccezionale di pasti distribuiti dalle varie mense, vanno sommate le borse della spesa e le svariate forme di donazioni) manca invece del tutto una funzione di sintesi e di accompagnamento. E’ quella che va richiesta con forza alle istituzioni, "una ‘regia’ - continua Davanzo – che intercetti il signor Mario Rossi e lo indirizzi a quella mensa, poi a quel dormitorio, a quel centro d’ascolto, a quell’ambulatorio medico".

L’intervento di Andrea Gazziero, dell’Associazione Cena dell'Amicizia Onlus, chiarisce i costi sociali del passaggio dalla condizione di povertà a quella di povertà estrema: "Provate a offrire un lavoro a chi ormai vive in strada da 10 anni; non è più in grado di farlo. Non affrontare l’emarginazione sociale dal punto di vista politico è un errore enorme". Per coloro che sono sprofondati nella povertà estrema e nell’esclusione sociale non basta un aiuto, servono interventi massicci, continua Gazziero, e negli ultimi 5 anni sui 125 milioni di europei a rischio povertà, un gran numero ha già effettuato quel passaggio irrevocabile; per loro adesso il recupero è più complicato e oneroso.  E’ quindi necessario prevenire, e soprattutto sbloccare i fondi strutturali europei, destinati a interventi sociali e sinora rimasti inutilizzati.

Interviene quindi il professor Grumo, che illustra tutti i numeri di Opera San Francesco e ne attesta la best practice non solo a livello italiano, ma europeo: sono 14.5 milioni di euro quelli restituiti ai poveri in servizi, con un rendimento sociale del 253% delle donazioni e nella pressoché totale assenza di contributo pubblico (nel 2013, complessivamente neanche 5mila euro sugli oltre 6 milioni e 3centomila euro ricevuti in donazioni); l’accoglienza in un anno conta 27.208 persone di 140 nazionalità, prevalentemente uomini (74%) e di età compresa tra i 25 e i 45 anni (54%). Tutti i temi trattati nella presentazione del Bilancio sociale 2013 offrono spunto per le tante domande che la platea rivolge ai relatori, soprattutto sul mancato utilizzo dei fondi europei e l’assenza di reddito minimo.  In chiusura di un partecipato scambio di idee e prima di un aperitivo insieme a tutti i convenuti, Don Davanzo chiede all’università ospitante l’aiuto nello studio di metodologie innovative per ‘mettere a sistema’ il lavoro di diverse realtà mediante una funzione di sintesi istituzionale, ottenendo dal professor Grumo la promessa di una sicura disponibilità.