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Opera San Francesco per i Poveri
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Luglio 2014

I BASTIONI DI PORTA ERITREA A MILANO

Oltre sedicimila persone negli ultimi sei mesi. Sono questi i numeri dei profughi eritrei, in fuga da un regime dittatoriale che nega diritti civili e religiosi, obbliga al servizio militare a tempo indeterminato, fa uso di tortura e lavori forzati e dove la libertà di espressione è stata classificata, dopo la Corea del Nord, all’ultimo posto al mondo. Secondo i dati forniti dal Viminale, l’Italia resta per gli eritrei solo un luogo di passaggio, prima delle mete privilegiate che sono Svezia e Germania, anche se diverse persone sono dirette in Francia. Siccome lo status di rifugiato, secondo quando stabilito dal Regolamento di Dublino del 2003, può essere garantito da uno Stato membro dell’Unione Europea, ma da uno soltanto, l'Italia rimane un paese di transito in attesa di arrivare a nuove destinazioni.

A Milano la comunità eritrea si ritrova a Porta Venezia; i giardini Montanelli, via Lazzaretto, via Panfilo Castaldi, via Vittorio Veneto, piazza Oberdan. L’origine di questo insediamento risale addirittura agli anni 70, al tempo dei primi migranti: chi arrivava faceva riferimento a un frate cappuccino che era titolare della cappellania degli eritrei cattolici di rito orientale. Infatti ancora oggi la Chiesa dei cappuccini di Viale Piave, limitrofa a Porta Venezia e adiacente a Opera San Francesco, svolge la funzione di chiesa di riferimento per gli eritrei e gli etiopici.

Qualcuno ha voluto ribattezzare Porta Venezia, i Bastioni di Porta Eritrea e i giovani africani partendo da Lampedusa non dicono andiamo a Milano, ma a Porta Venezia.

A metà maggio in conseguenza dell’alto numero di arrivi il Comune di  Milano ha chiesto aiuto a Opera San Francesco per garantire ai profughi il cibo e i servizi per l’igiene personale. Gli ultimi dati statistici parlano chiaro: nella seconda settimana di luglio sono stati offerti agli eritrei fino a un massimo di 407 pasti a mezzogiorno e 387 alla sera, facendo salire a quasi tremila la media dei pasti serviti quotidianamente. In questo caso, le tessere per accedere ai servizi riportano solo numeri: Cittadino Eritreo, tessera n. 1, 2, 3… a tutela della loro particolare esigenza di anonimato legata soprattutto alla situazione politica del loro paese. La quasi totalità è rappresentata da giovani tra i 18 e 24 anni, ma anche minorenni non accompagnati, accolti e seguiti dalla Comunità di Sant’Egidio.
Le cattive condizioni igieniche hanno reso necessari anche diversi interventi di trattamenti antiscabbia o l’invio presso la struttura del poliambulatorio.

La situazione dei profughi ha mobilitato tanti – associazioni e Comune di Milano – in uno sforzo generoso che mostra come ci si possa unire in un modo costruttivo per il bene di tutti. Le diverse realtà cattoliche di Milano, impegnate da mesi con i profughi, sentono come un dovere civile, oltre che cristiano, rispondere alla domanda di umanità che arriva da queste persone. Crediamo che il grado di civiltà di una città si misura da come sa trattare chi è in maggiori difficoltà senza cedere a ingiustificati allarmismi o a chiusure difensive. È necessario riaffermare le ragioni della convivenza e fermare il degrado umano verso cui andrebbe la città se non fosse capace di essere attenta ad un dramma di proporzioni storiche che passa sulle sue strade.

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