menu
Opera San Francesco per i Poveri
Opera San Francesco per i Poveri
Home / Comunicazione / News / Eritrei e siriani accolti in OSF

Agosto 2014

ERITREI E SIRIANI ACCOLTI IN OSF

Un centinaio gli scafisti arrestati nel 2014, ma l'esodo non conosce soste e il mare continua a inghiottire. Dall’inizio dell’anno almeno duemila persone che hanno preso il mare non rispondono all'appello: sono questi i numeri che a fine agosto fornisce l’agenzia Habeshia del sacerdote di origine eritrea don Mussie Zerai e riportati dall'Ansa. Un conteggio drammatico e inequivocabile che emerge incrociando la rete di segnalazioni da parte di compagni di viaggio e familiari, vittime di una tratta che può fruttare da un minimo di 3mila dollari a persona a cifre cinque volte maggiori, se si finisce nella compravendita di trafficanti, polizia e miliziani.

Stremati da fame e sete, anche donne e bambini, se ce la fanno, attraversano l'Italia e a Milano cercano sosta presso i Bastioni di Porta Eritrea, così è stata soprannominata la zona di Porta Venezia, dove storicamente è insediata la loro comunità. Già da metà maggio l’impennata degli arrivi ha sollecitato la risposta di istituzioni, associazioni e realtà cattoliche cittadine, che si sono mobilitate in una caritatevole collaborazione per alleviare il dramma di tanti esseri umani. Il Comune ha chiesto a Opera San Francesco di garantire cibo e assistenza medica ai profughi, riservando una via d’accesso speciale in mensa e negli ambulatori al fine di tutelare l’anonimato che vincola il loro passaggio in Italia, prima dello status di rifugiato che si ottiene nel Paese di destinazione (solitamente nord Europa).  

Così a partire dal 19 maggio la mensa di OSF ha moltiplicato i suoi sforzi: in poco più di tre mesi (cioè fino al 26 agosto) insieme ai consueti ospiti ha accolto anche i profughi distribuendo, in media, 532 pasti in più al giorno, arrivando quindi ad aggiungere nel periodo in tutto 45.290 pasti (23.723 pranzi e 21.567 cene). Se il 19 maggio sono state accolti 140 ospiti eritrei (86 a pranzo e 54 a cena), in breve tempo si è arrivati alla cifra record di 1106, di cui 593 a pranzo e 513 a cena.

L’assistenza sanitaria è stata fornita invece in gran parte a profughi siriani. OSF ha garantito la presenza quotidiana, mattina e pomeriggio, di un medico volontario prima nella casa di accoglienza del Comune a Monluè, e poi in via Salerio, e ha previsto una ‘corsia preferenziale’ nel poliambulatorio per visite anche fuori orario, evitando la visita generica che di prassi viene effettuata prima di quella specialistica. Nell'ambulatorio di via Salerio nelle due prime settimane di luglio è stata utilizzata quasi metà della scorta di antibiotici presente in magazzino, per larga misura quelli pediatrici, e il 65% degli antidolorifici, oltre a pomate, gastroprotettori, fermenti lattici, colliri. Tra le visite, quelle più richieste sono state le prestazioni cardiologiche, dermatologiche e ecografiche, ma soprattutto ginecologiche per le donne gravide. C’è stato anche qualche lieto fine: solo grazie alle insistenze della ginecologa di OSF una donna si è recata a partorire in ospedale dove è arrivata giusto in tempo per salvare la sua bimba, che già aveva dato segni di sofferenza fetale. Sono invece fisicamente più compromessi e indeboliti i profughi eritrei che però raggiungono l’ambulatorio ancora in numero esiguo (15 visite) probabilmente perché non sanno come arrivarci. Accusano per lo più patologie delle vie respiratorie e cutanee, oltre a gravi stati di tensione. Per poterli assistere è stato quindi progettato il centro mobile di assistenza in Stazione Centrale, una postazione più conosciuta che sicuramente farà salire nel mese di settembre il numero delle richieste. E’ il modo di OSF di essere vicino a chi a bisogno, dove serve.

Condividi su: Condividi con Facebook Condividi con Twitter

 

Notizia presente
nella newsletter
Agosto 2014