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Opera San Francesco per i Poveri
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Novembre 2014

UNA MENSA DA CAMPIONATO

Lo hanno chiamato ‘il terzo allenamento’ i dodici campioni dello sport e i dodici ragazzi del CSI, Centro Sportivo Italiano, che hanno aderito alla serata del 12 novembre, la prima di una serie che si svolgeranno alla mensa di Opera San Francesco lungo tutta la stagione sportiva, con cadenza settimanale, fino a maggio 2015. Per aiutare i volontari a gestire l'accoglienza delle oltre 1.200 persone che ogni sera frequentano la mensa, i ragazzi che partecipano ai campionati CSI, a turno, daranno una mano nel servizio.

In occasione della prima serata Massimo Achini, presidente nazionale del CSI, ha coinvolto i giocatori dello sport professionistico milanese, F.C. Internazionale, A.C. Milan, Olimpia Milano, Vero Volley e Power Volley.
"Ogni volta che vivi la dimensione del servizio, ti ritrovi più forte e più ricco di umanità", spiega Massimo Achini, che ha disegnato il progetto insieme ad Opera San Francesco. "Lo sport non deve pensare solo a fabbricare campioni, ma anche a fare crescere i ragazzi nella vita – continua – e noi vogliamo campioni nella vita così forti da stare dalla parte dei deboli".

Così il 12 novembre accanto ai ragazzi CSI (alcuni dei quali volontari del progetto di Haiti) erano schierati i calciatori Dodò dell’Inter, Giampaolo Pazzini del Milan, le ragazze della Nazionale di Ginnastica Ritmica Marta Pagnini e Camilla Patriarca, i pallavolisti William Bermudez e Bruno Temponi Araujo del Power Volley Milano, Guillaume Quesque e Fabiola Facchinetti del Consorzio Vero Volley, il capitano della Nazionale U22 di basket in carrozzina Filippo Carossino (della Briantea 84 Cantù) e personaggi che hanno fatto la storia dello sport italiano come l’ex campione olimpico di canoa Antonio Rossi, l’ex campione del mondo di calcio Beppe Bergomi e l’allenatore Emiliano Mondonico. Con loro anche Marco Brunelli, direttore generale Lega Serie A, Cristiano Habetswallner responsabile sponsorship Telecom Italia e Don Samuele Marelli consulente ecclesiastico del CSI Milano.

E’ stata una cena diversa anche per i 1.200 poveri che si riparano dalla pioggia, si mettono in colonna sotto la pensilina di Corso Concordia ed entrano nella mensa di OSF dove trovano i campioni, tutti molto emozionati. C'è chi ha consegnato il pane, chi ha riempito i piatti di pasta al sugo, chi di polpette con patate, c'è l'addetto alla frutta, chi aiuta qualcuno di quella lunga fila a portare il vassoio a tavola: difficile farlo con un bastone o trascinando la valigia che contiene tutto ciò che si ha. Pazzini vuole conservare per sé le emozioni provate. Chiede di non rilasciare dichiarazioni, non gli pare il caso. Dodò è più loquace, spiega come "in Brasile vediamo più spesso queste realtà. E’ una bella iniziativa e – continua sul derby – sono a fianco di Pazzini a distribuire il secondo… ci sfidiamo nel prossimo incontro, lo stiamo preparando, ma adesso è ancora presto. Io intanto sono orgoglioso di essere stato qui". "Non venitemi a parlare di eccezione – esclama Mondonico – questa sera abbiamo toccato con mano la normalità, che è quella di questa gente. E' tutto il resto un'eccezione. Quando ce ne renderemo conto le cose cominceranno ad andare meglio". Ma non sono solo i campioni a parlare: dopo aver mangiato, un ospite ci racconta la sua storia: "Sono Fabio, ho 42 anni, facevo il falegname… Sono finito in mezzo a una strada e oggi compio giusto un anno di presenza a Opera San Francesco. Un’iniziativa eccezionale, devo dire, anche se scherzando chiedo sempre quando comprano un porceddu che glielo cucino io. Così, tanto per cambiare il menu. Il sogno? Raggiungere i miei genitori in Germania, ma prima devo trovare un lavoro, non posso arrivare là senza niente". Una storia; se potessimo ascoltarle tutte sarebbero 1.200 storie. E l’hanno capito anche i campioni, emozionati per questo contatto con una realtà diversa: "Vogliamo che i campioni possano essere un esempio per i giovani – spiega padre Maurizio – vogliamo che si dia un'immagine diversa dello sportivo, più vicina anche alle situazioni difficili".

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Dodò, giocatore dell'Inter, con padre Maurizio

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