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Opera San Francesco per i Poveri
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San Francesco 2015

LA MENSA DEI POPOLI, DIARIO DI UNA GIORNATA PARTICOLARE

Angelo, volontario di OSF, ci racconta il pranzo alla Mensa dei Popoli a cui ha partecipato insieme a Fra Domenico e altri volontari e utenti di OSF. Organizzata dalla Caritas, è stata allestita una tavola chilometrica nell’area di Cascina Triulza all’interno di Expo: hanno pranzato 3000 persone provenienti da tutto il mondo.
“Il punto d’incontro è fissato in Porta Venezia davanti all’ingresso della metro. Ore 10.30 ci siamo tutti, partenza in due scaglioni, direzione Expo. In tutto siamo una una trentina di cui 9 volontari, il resto ospiti di OSF.
Durante il viaggio, si ha la possibilitá di scambiare qualche parola con i nostri ospiti diventati ormai amici, entrare forse un po’ di più in confidenza, abbiamo tempo e tutto diventa un po’ magico, c’è la voglia di ascoltare ma anche la voglia di parlare, spiegare, condividere anche le difficoltá che a volte nella vita si incontrano, tutti le incontrano, in modi, forme e tempi diversi: dopo qualche decina di minuti sembra quasi di conoscerci da una vita.
Arrivati all’ingresso ci viene dato un braccialetto che ci permetterà di entrare alla Mensa dei Popoli. Dopo aver superato i controlli cominciamo a renderci conto dell’enorme quantità di gente che c’è…un formicaio di persone che si muovono da destra a sinistra e viceversa, cercando tutti un padiglione da visitare, ma questo è determinante per il grande successo che Expo sta avendo. Non bisogna infatti dimenticare che il tema, il motivo conduttore di Expo 2015 è l’alimentazione del nostro pianeta. Oggi una grande fetta di popolazione mondiale non ha cibo sufficiente per sfamarsi, le risorse ci sono ma sono mal distribuite o per sete di potere, guerre, sistemi economici da rivedere o semplicemente a volte per egoismi delle nazioni più avanzate. E fra pochi anni saremo circa 10 miliardi...

La povertà, la carenza di cibo e la miseria umana sono problemi che OSF conosce da più di 50 anni, sempre in primo piano per offrire oltre al cibo, anche speranza e umanità.

Ecco, è quasi ora di pranzo, all’ingresso della Mensa c’è la banda di Crescenzago che ci aspetta! Decine di volontari ci danno il loro benvenuto, tutti carini e gentili ci fanno accomodare, ci coccolano con i loro sorrisi, anche questa è una parte bella della manifestazione. Cosa sarebbe il mondo senza i volontari impegnati nei più disparati e complessi servizi: dai medici agli infermieri a coloro che si occupano dei lavori più umili, difficili e meno conosciuti ma per questo certamente non meno gratificanti.
Ci viene consegnato un vassoio con il cibo ed iniziamo il pranzo con una preghiera. Davanti a me ho due ragazzi di colore, vengono dall’Africa. Durante la lettura il mio sguardo cade su di loro ed ho la sensazione che siano di un’altra religione, ma sono compiti e, a loro modo, penso apprezzino questo raccoglimento, segno che le religioni non dividono ma possono essere portatrici di fratellanza, solidarietà e condivisione.

Alzo lo sguardo verso il resto delle persone presenti: c’è un signore con il turbante, presumo sia indiano, alcune donne con vestiti coloratissimi e tanta gente con un colore della pelle diversa dalla mia, sembra quasi che tutto il mondo abbia deciso di partecipare a questo evento, a questa festa.
Certamente la Mensa dei Popoli non nasce con lo scopo di risolvere tutti i problemi dell’umanità sulla carenza di cibo, però mi fa piacere pensare che potrebbe essere come il famoso chicco di grano caduto sulla terra buona, il cui seme germoglia e produce cento, mille volte tanto.

Siamo arrivati alla fine del pranzo, ci si saluta e ci si dà un arrivederci a domani in OSF, come sempre, magari con un sorriso in più. Vedo negli occhi dei nostri ospiti un po’ di serenità, di allegria, hanno trascorso una giornata diversa dalle solite dimenticando per un giorno la miseria, la tristezza o la solitudine.
Adesso ci aspetta la visita all’Expo, ognuno è libero di muoversi come vuole in mezzo a questa moltitudine di gente, di colori, di tecnologia, di progresso, di futuro e speriamo che sia di speranza per tutti”.

Angelo, volontario di OSF

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