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Opera San Francesco per i Poveri
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Dicembre 2015

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Anche questo Natale, come ogni altro che ci è dato da vivere, arriva colmo di attese, di fede e di memoria. Il mistero del Bambino che viene a salvare il mondo s’accompagna spontaneamente a sentimenti di amore. Questo va spiegato anche a quanti provengono da altre culture e tradizioni e ora vivono al nostro fianco. Il Natale come il presepio è un segno di fraternità universale.
Il Presepio. Quante inutili discussioni: presepio sì, presepio no in nome di una laicità che si vergogna di dire buon Natale e preferisce l’anonimo “Buone Feste” e quante strumentalizzazioni intorno a questa pluricentenaria scena davanti alla quale gli occhi dei bambini ancora si estasiano e si stupiscono guardando la capanna, la stella, la Natività, le statuine, il muschio e le case di gesso e cartone.

Ricordo ancora la statuina del Bambino del presepio che rappresentava un rito nella mia famiglia. Era un neonato biondo, roseo, sorridente e bellissimo. Le braccia spalancate, la testa raggiata. In realtà quella creatura, ora e sempre assume in sé tutte le epoche e ogni identità del genere umano. Ha il volto e la pelle e gli occhi smarriti di milioni di bambini denutriti e assetati che ci sono al mondo, dei milioni che potrebbero essere curati da malattie prevedibili, di chi non trova posto neppure nell’anagrafe, che non conosce scuola, in paesi stravolti da carestie, guerre, violenze, di chi è oggetto di compravendita sessuale.
E rigorosamente dopo la Messa della Notte si poneva il Bambino nella culla perché il Presepio è Lui, tutto converge intorno a Lui con la Madre, San Giuseppe e gli umili animali che umilmente adempiono alla funzione di addolcire il duro inverno. E poi le statuine tutte rivolte verso la capanna. I pastori, le donne con la brocca d’acqua sulla testa, le pecore, il laghetto fatto con un pezzo di specchio con le anatrine di celluloide, le casette di sughero, le palme piumate di velluto verde.

Con gli anni il Presepio si arricchisce di tanti altri personaggi. A quelli della mia fanciullezza si aggiungono quelli di oggi.
Il Presepio di Giovanni senza dimora da troppi anni solo e senza speranza. È il Presepio di Valerio, viso rugato dagli anni, pensione modestissima, assiduo frequentatore della Mensa. È il Presepio delle migliaia che sono affondati nel canale di Sicilia. Senza nome proprio come le statuine del Presepio. È il Presepio di una lunga fila di nomi di persone che ogni giorno lottano per la sopravvivenza. È il Presepio di tutti quei volti che il giornali e i TG ci hanno mostrato perché quest’anno il fenomeno migratorio si è manifestato, intorno a noi, in tutta la sua grandezza e in tutta la sua potenza: le traversate in mare, i naufragi, gli sbarchi, i viaggi a piedi, i treni, le stazioni, gli accampamenti sugli scogli e nei boschi, i vertici internazionali, i morti, i muri, il filo spinato, i respingimenti, la solidarietà spontanea, la speranza, la paura. Il coraggio.

Il Dio che si è incarnato - ne sono certo - saprà apprezzare questo Presepio perché lui è venuto per portare ad ogni uomo la sua parola di salvezza, in particolare ai poveri, a coloro che sono oggetto della sua infinita misericordia e del suo amore. Il Bambino spalanca le braccia nella Natività e al Calvario per dire a tutti il dono di sé e per dire a tutti “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. Spalanchiamo anche noi le braccia in segno di accoglienza e di comunione, di condivisione e di attenzione premurosa. Lasciamoci dietro le spalle indifferenza e porte chiuse per dire ai poveri “io ci sono, conta su di me, non sei più solo”.

Buon Natale, il Bambino ci doni di contemplare il Presepio con gli occhi della carità e della solidarietà.
Buon Natale a tutti!

padre Maurizio Annoni

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