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Opera San Francesco per i Poveri
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Dicembre 2015

IL POSTO PIÙ BELLO DI MILANO

“Per me, è il posto più bello di Milano!”. Si apre in un sorriso luminoso il bel volto di Mohammed quando gli chiedi che cosa è per lui Opera San Francesco. 18 anni appena compiuti, in Italia da tre, tunisino, alto e impacciato come tutti gli adolescenti che hanno fretta di crescere, timidissimo, racconta con parole asciutte una storia che fa riflettere. E’ arrivato in Italia con visto regolare procuratogli dal padre, aveva quindici anni. Ma ad aspettarlo a Genova non c’era nessuno, così è finito a Milano nella comunità di via Calvino; tempo cinque mesi, è scappato. Altra comunità, e stavolta le cose sono andate meglio; dopo l’esame di terza media e il corso professionale, è arrivato un tirocinio di nove mesi. E insieme, anche un tetto grazie al progetto di housing sociale di Opera San Francesco in uno degli alloggi sottosoglia (cioè di superficie inferiore a 28,8 mq ai sensi del Regolamento Regionale n.1/2004) che OSF gestisce assieme ad altri appartamenti, frutto di lasciti o beni confiscati alla mafia.

Racconta Alessandro, impegnato nell’Area sociale di OSF, che in questo caso si tratta di un progetto molto particolare studiato per due coetanei giovanissimi, molto più giovani delle persone mediamente ospitate negli alloggi: Mohammed e Kalil sono stati accolti in due monolocali contigui in modo che potessero socializzare e sostenersi a vicenda. Il progetto di autonomia prevede anche contributi finalizzati, valutati dagli assistenti sociali (Silvia e Loredana) che seguono i ragazzi insieme agli educatori (Alessia e Abele) mentre con Giovanna, allo Sportello Lavoro, si cerca di costruire un percorso verso l’autonomia. “La mia casa è piccola, però è bella! - continua Mohammed - c’è il bagno, la cucina, la sala… col mio vicino mangiamo insieme, all’inizio cucinava lui, ma io adesso sto imparando. Ieri è venuta Alessia alle 9, siamo andati a fare la spesa, e poi a casa mi ha insegnato a cuocere il riso, io non lo sapevo come si fa… adesso ho imparato!”. Fa tenerezza questo ragazzone solo che insieme a Opera San Francesco sta mettendo insieme i pezzi di una vita senza appigli né sicurezze, piombatagli addosso a 15 anni in una terra straniera. Mohammed prova riconoscenza per quello che ha trovato nel nostro Paese, e vuole farne parte: “Io sono stato fortunato. Sarei in un dormitorio adesso. So che il 15 ci sarà un pranzo organizzato dalle assistenti sociali con tutte le persone ospitate negli alloggi di OSF, e sono curioso di sapere perché c’è questa festa a dicembre. So che c’è Babbo Natale ma la storia di questa vostra festa io non la so, e mi piacerebbe saperla”.

Alla festa di Natale ci saranno anche Ghizlan e Said, giovane coppia marocchina con un bimbo di due anni e mezzo. Si sono conosciuti a Casa Nazareth dopo un percorso molto difficile che ha visto l’allontanamento dalla famiglia, un affido andato male, comunità e centri di accoglienza e finalmente oggi l’ospitalità in un alloggio di OSF in zona Corvetto. Said è parrucchiere, Ghizlan ragioniera: e con Giovanna, Alessia e Silvia seguono un percorso di autonomia per diventare una famiglia del tutto ‘normale’. Musulmani, festeggeranno comunque il Natale dalla sorella di Said, e senz’altro faranno un regalo al loro piccolo: “per noi è importante, più che una festa religiosa, è un fatto di integrazione. A tutte le persone in difficoltà vorrei dire di non abbattersi e di lottare sempre - continua Ghizlan - perché noi abbiamo trovato da Opera San Francesco l’aiuto per andare avanti. Proprio un grandissimo regalo”.

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