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Opera San Francesco per i Poveri
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Maggio 2016

LA MIA PRIMA NOTTE IN STRADA. ANTONIA RACCONTA

Antonia, nome di fantasia, è una affezionatissima cliente di Opera San Francesco, viene da sempre, puntuale, e considera questa la sua vera casa anche se, dopo tutto quello che ha passato, oggi un tetto sopra la testa per la verità ce l’ha davvero. Ma lei viene qui lo stesso per mangiare e lavarsi, e ci racconta perché. E’ piccolina, energica, spiritosa, si ferma volentieri a chiacchierare con voce decisa, ma non lascia per un attimo le sue due borse e la giacca, che tiene accostate: quello che ha è tutto lì, la sua sicurezza sembra sia quasi racchiusa lì dentro.

“Tutto è precipitato nel 2013, quando ho smesso di lavorare alla Stazione. Cremonese, ho sessant’anni, ma ho sempre vissuto a Milano, stavo in viale Monza e ho lavorato tanto per una cooperativa di autotrasporti, poi ho iniziato nei bagni pubblici della Stazione. Mi pagavano, ma c’era sempre qualcosa che non andava, fino a quando ho scoperto che i contributi non li hanno versati mai, erano abusivi: 15 anni buttati. E a quel punto hanno smesso anche di pagarmi. Era il 2013, è arrivato anche lo sfratto esecutivo… sono finita in mezzo alla strada.

E’ una cosa difficile da spiegare, quello che si prova. La prima notte è un traum
a, non so raccontarla. Sono andata in Stazione, pensavo che tutti quelli che erano lì erano sulla stessa barca, pensavo ci saremmo aiutati tra di noi, io così avrei fatto, ma mi sbagliavo. Sparisce tutto: hai un accendino, qualcosa da mangiare, devi fare attenzione perché ti giri e non hai più nulla. Sono rimasta una settimana a vegetare, non riuscivo a dormire, non mangiavo niente. Mi hanno parlato della mensa di Opera e da allora sono qui tutti i giorni, le ho provate tutte, ma questa è la migliore di Milano. Il mangiare è buono, così la pulizia e la cortesia delle persone. Io sono cardiopatica e prendo otto medicinali, e per me anche la dieta è importante, devo mangiare cibo sano. Qui è tutto buono, il pane dura anche tre giorni e i primi sono gustosi, sono quelli che preferisco. A tavola mi capita sempre di chiacchierare con gli altri, io sono disponibile, perché quando siamo qua, siamo proprio tutti uguali.

Anche alle docce e mi sono trovata subito bene. Vengo da tre anni il mercoledì perché c'è come volontaria Paola e le voglio bene. E’ tutto pulito, nessuno che ti fa fretta, ci sono shampoo e sapone e ritrovo la gente che vedo in giro, conosco un po’ tutti. Questa è tutta gente come me, che non chiede: io mi vergogno a chiedere, e qua non mi ha mai messo a disagio nessuno, trovo sorrisi e non c'è mai il disprezzo per la mia condizione. Mi hanno detto che la pensione la prenderò nel 2022, ma so che non ci arriverò. Ogni tanto faccio lavoretti, per esempio c’è una signora a cui vado a mettere le calze elastiche, magari due euro me li dà ma è così strano per me avere due euro in tasca, sono tanti anni che non ho soldi.

Da qualche mese ho una casa, la parrocchia mi ha pagato l’affitto e gli allacciamenti di luce e gas.  Ma io non uso niente perché ho terrore di non poter pagare le bollette, non voglio che mi buttino fuori di nuovo.  Così alla mattina vado al Pane Quotidiano a prendere il sacchetto con qualcosa da mangiare, poi vengo qui in mensa a pranzo, vengo qui a lavarmi. Vado avanti e indietro sui mezzi pubblici senza biglietto, torno a casa nel pomeriggio e sto seduta a leggere finché c’è luce, poi guardo fuori dalla finestra o ascolto la radio, e vado a dormire. Questa è la mia vita e così sto bene, per me questo è importante, spero che non me lo portino via”.

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Maggio 2016