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Opera San Francesco per i Poveri
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Luglio 2016

IN ITALIA MI SENTO PIÙ SICURA

Ha un sorriso magnifico Valentina, un viso aperto, occhi curiosi, una bella figura dritta, alta, un po’ robusta, una mantella e un grazioso cappellino in testa che si toglie mostrando fitti capelli neri, con appena un paio di fili d’argento. Non dimostra affatto i suoi 60 anni, e quando glielo diciamo ride divertita: “Oggi non mi sono ancora guardata nello specchio, ma vedrai dopo, quando avrò anche lavato i capelli!”. E’ il suo giorno per le docce, il mercoledì mattina, ma resta volentieri a chiacchierare e a raccontarci un po’ di lei quando le hanno spiegato che servono storie di vita vera, per spiegare come sono i servizi di Opera San Francesco.

“Sono una contabile, ho studiato economia al liceo, e nel mio paese ho lavorato 22 anni nelle amministrazioni di ristoranti e pasticcerie. Dopo la proclamazione dell’indipendenza tutti i soldi risparmiati sono finiti nelle mani dei russi. Siamo diventati poverissimi, non so spiegare come sia successo ma la nostra situazione è precipitata… gli anziani che avevano messo da parte i soldi per la vecchiaia sono rimasti a mani vuote, io ne avevo addirittura abbastanza per comperare casa e da un momento all’altro tutto quello che era del popolo ucraino è stato sequestrato dalla Russia”. Una donna in coda alle docce parla russo e Valentina si interrompe, si volta, è impaurita. Il suo cuore fatica a sentire quei suoni, il russo è la lingua dell’aggressore. “Sono venuta a Opera San Francesco subito, appena arrivata a Milano. In Stazione Centrale ho trovato le indicazioni preparate dal Comune di Milano per mangiare, dormire, lavarsi. Me l’avevano detto anche persone del mio paese che qui c’erano posti per l’accoglienza. Con un dizionario ho imparato la lingua, piano piano”.

Valentina è divorziata, si è separata prima di venire in Italia. Ha un figlio di 38 anni che lavora nelle ferrovie dello stato, nella capitale, a un centinaio di chilometri dal suo paese. “Lo sento, ci parliamo via computer”, mi racconta. Ha fatto un anno in guerra e poi sei mesi di terapia per riuscire a superare le cose terribili che ha visto durante la guerra, cose che non si possono neanche raccontare. Ora Valentina dorme nella casa accoglienza di viale Ortles, e paga 1 euro e 50 a notte. E’ stata anche per strada, quando è arrivata. Quasi un mese a Linate, in aeroporto, a dormire sui tavoli di un bar, accostati gli uni agli altri come giaciglio dopo le 11 di sera, quando il locale chiude.

Sono stata male, non riuscivo a dormire, ero triste ma non avevo paura: in Italia non ho mai avuto paura, non lo so perché, ma in Italia mi sento più sicura, per strada non ho mai avuto paura che mi rubassero qualcosa, o che mi facessero del male. Ho chiesto asilo al vostro paese. Faccio la badante da una decina d’anni, senza permesso di soggiorno, tre o quattro mesi per volta: anche quando c’è stata la possibilità di sistemare tutto, non ho mai trovato nessuno disposto a farlo per me. In nero, poi mi licenziavano. C’è stato anche uno che non ha voluto pagarmi e mi sono ribellata: sono andata in questura e l’ho denunciato. Lui ha dovuto regolarizzare tutto, e pagarmi.

Sono venuta qui alle docce, subito, appena hanno aperto il servizio. Per chi vive per strada è tanto importante, anche nella casa di accoglienza dove dormo ora, manca acqua da un mese. Non conosco abbastanza parole in italiano per ringraziare di questo servizio che è davvero magnifico, tutto perfetto, non cambierei nulla! Anzi sì, una cosa la cambierei e Valentina mostra ancora il suo magnifico sorriso, mi piacerebbero 5 minuti di più, per vestirmi con calma”.

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Luglio 2016