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Opera San Francesco per i Poveri
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Dicembre 2016

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

È ormai tradizione da diversi anni allestire il Presepio nella mensa di Opera San Francesco. La creatività di Gigliola, la volontaria che lo ha realizzato, si è ispirata a due suggestioni che le abbiamo fornito: il tema dell’accoglienza e dell’universalità. Lo sfondo riproduce le mani del logo di OSF che stanno ad indicare la mano che dona e quella che riceve, segno della reciprocità dell’accoglienza. E poi le bandiere di molte nazioni, i paesi dai quali provengono molti dei nostri ospiti. Solo nel 2015 erano 132.
Accoglienza e universalità: il Natale li celebra entrambi perché il Figlio di Dio viene nel mondo per portare a tutti, nessuno escluso, la sua parola di amore e di speranza.

In modo provocatorio mi domando: ma se Gesù tornasse a percorrere oggi le strade del mondo che cosa direbbe? Continuerebbe a parlarci di amore, di luce, di gioia, di giustizia, di dono della vita, perché, dopo 2000 anni, troverebbe ancora violenza, buio, dolore, sperequazioni tra classi, tra nazioni e tra continenti.
Se Gesù tornasse, oggi non lo troveremmo a Betlemme, ma in un barcone di clandestini alla ricerca di libertà, di lavoro e di dignità. O in uno dei tanti dimenticati e sovrappopolati campi profughi. O impaurito e ferito sotto le bombe che portano morte o assetato in Africa dove per l’80% della popolazione non c’è acqua. O vivrebbe di stenti in uno dei tanti ghetti delle periferie delle grandi città. O ricoverato in un ospedale d’emergenza a curarsi le ferite delle armi. O sarebbe un anziano abbandonato, o un disoccupato, o una donna sfruttata o un senza dimora, o un povero uomo impossibilitato a curarsi, o un lavoratore con un lavoro non garantito o sottopagato.

Se Gesù tornasse oggi…Continuerebbe a ripetere (ma lo fa attraverso il Vangelo) con energia le sue parole, chiedendoci di buttare all’aria quella fede troppo spessa protettiva, fatta di abitudini, che mummifica e riesce a far dire placidamente dinanzi alle tragedie del mondo: “Mi sento a posto. Sono credente, anche se non troppo; prego, anche se non sempre; amo, ma chi e quando mi va. La mia fede è un fatto personale e privato del quale non devo rendere conto a nessuno”.

Se Gesù tornasse…La sua proposta è sfida, è invito a non accontentarci di restare spettatori, o di lasciare svuotare le nostre scorte di speranza. Ci chiede di reagire alla rassegnazione, all’abitudine, alla mediocrità. Ci chiede, con sempre maggiore forza, di essere donne e uomini di profezia e di speranza; di presenza e di servizio; di incarnazione e di comunione; di farci carico dei feriti di questo mondo; di essere testimoni appassionati che, come Lui, vogliono farsi dono. Ci invita a lasciarci portare dall’ebbrezza del Natale, a non scadere nel buonismo, a non essere lucignolo fumigante ma fiamma ardente.

Il Natale non è sentimento, emozione o un rito da celebrare: è la consapevolezza di stare dentro la storia, e di considerarla, perciò, nostra, di immergerci nella vita per fare compagnia agli uomini di oggi, soprattutto agli ultimi, per portare la forza di rinnovamento di una carità liberatrice.
Il Bambino del Presepio ha le braccia spalancate in segno di accoglienza per ogni uomo e donna.
Le nostre braccia oggi sono le sue, pronte ad accogliere chi viene a noi. Accoglienza e universalità.

Buon Natale di pace e di carità!

padre Maurizio Annoni

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