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Opera San Francesco per i Poveri
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Aprile 2017

LA STORIA DI PACIFICO

Nella mensa di Corso Concordia abbiamo incontrato una delle persone che si rivolgono a noi per avere un pasto caldo.
Pacifico, di nome e di fatto. Appena finito di consumare il suo pasto in mensa, controlla di aver lasciato tutto in ordine e si avvicina, rispettoso dell’ambiente e delle persone. Sorride aperto e inizia a parlare percorrendo con lo sguardo strabico una montagna di fogliettini bianchi a quadretti, accuratamente piegati, sui quali con nitida calligrafia ha precisato le cose importanti della sua vita.
“Ho perso la memoria”, si giustifica, e racconta mostrando i biglietti come per convalidare quanto detto.

Milanese, figlio di un dipendente comunale e assunto in Comune a 15 anni nel reparto segnaletica, a quasi 41 era già in pensione; intanto aveva conosciuto Giuseppina, vedova, e si era trasferito da lei. Tutto bene, dunque: “Avevo una pensione discreta, una compagna amata, più un appartamento di cinque locali al piano rialzato ereditato dai miei genitori”.
Fino a quando ogni cosa precipita: il fratello gli porta via la casa, subito rivenduta, facendogli firmare alcune carte; Giuseppina muore e la figlia lo butta letteralmente fuori di casa, lui e le sue 4 valigie. Pacifico ora è per strada e le sue valigie, temporaneamente nella cantina di un amico, sono state rubate. A quasi 64 anni (mostra il foglietto con la data del compleanno), Pacifico non possiede più nulla, e senza il libretto della pensione da mesi non ha un soldo. “Dormo all’Oasi del Clochard inaugurata a fine marzo da City Angels e Servizi Sociali del Comune di Milano”.
Mangia, si lava e si veste a Opera San Francesco. Sorridente com’è venuto, se ne va, portandosi i foglietti col racconto della sua vita, tutto quello che ha, nella tasca della giacca.

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