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Opera San Francesco per i Poveri
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Giugno 2017

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

In questo editoriale della newsletter desidero sfogliare con voi il Bilancio Sociale 2016 che abbiamo recentemente presentato. E mi fermo a leggere le pagine che parlano dei nostri ospiti. Sono proprio loro al centro delle nostre attività, è per loro che impegniamo risorse, energie, attenzione, affetto e cura. Perché per chi non ha niente ogni gesto di carità è un segno di speranza e permette di ripartire e di ricostruirsi una nuova vita.
Nel Bilancio all’interno del focus dedicato ai nostri ospiti forniamo dati significativi che aiutano a comprenderne la loro condizione di vita. L’analisi di un campione e un questionario distribuito a loro permettono di avere notizie sulla loro situazione abitativa e lavorativa, la provenienza, l’età e la condizione familiare.

Due dati si evidenziano da soli: l’81% non ha una casa e dorme per strada, in alloggi di fortuna o nei dormitori; l’82% non ha un’occupazione, l’0,9% è pensionato.

L’assenza di una casa (ossia la mancanza di una famiglia e quindi di affetti) e di un lavoro (ossia di un’autonomia) genera solitudine, trascuratezza di se stessi, si prova un senso di abbandono e di emarginazione. La povertà relazionale è, per alcuni aspetti, più difficile da accettare e anche da aiutare. Nella presentazione al Bilancio la sociologa Lucia Boccacin scrive: “Le persone diventano povere, deprivate perché perdono le loro relazioni: l’indagine illustrata nel bilancio sociale e condotta sui destinatari delle prestazioni di OSF mostra che chi non ha, o non ha più, relazioni familiari stabili, è più esposto alla vulnerabilità sociale, rispetto a chi le ha, anche frammentate o parziali. Come gli operatori di OSF ben sanno si crea spesso un circolo perverso della povertà per cui si perde il lavoro, si perde la famiglia, si perde la casa, si perde la forza di riprovarci. Le relazioni, dice la teoria sociologica, sono immateriali, non si vedono, ma ciò che generano si vede”.

La relazione passano innanzitutto attraverso l’ascolto. Nel focus abbiamo raccolto alcune storie di nostri utenti, anche se ognuno di loro è una “storia vissuta”.
I poveri sono silenziosi, non amano parlare di sé; custodiscono il loro passato perché ciò che è accaduto rappresenta ancora una ferita aperta. Non è facile per molti mettersi in fila per un pasto, una doccia, un cambio di vestiti: la fila rappresenta per loro un punto di minimo nella curva della loro faticosa esistenza. Parlano più volentieri del loro futuro, della speranza, che ultima ad essere vinta, rimane l’anello di congiungimento con un futuro diverso e certamente migliore. Abbiamo ascoltato alcune delle loro storie, e dal loro vissuto emerge in modo forte e inequivocabile che si tratta di uomini e donne che non soltanto sono forieri di diritti spesso calpestati, ma meritano rispetto e considerazione, ascolto e solidarietà.

Numeri e storie quelle dei poveri che ci interpellano. La loro vita, segnata dalla prova, è spesso circondata dall’indifferenza se non addirittura dall’ostilità. Il primo onore che dobbiamo loro (anch’essi sono Figli di Dio!) è chiamarli con il nome di fratelli e sorelle, dare loro la carezza dell’accoglienza. Troppo spesso invece li identifichiamo con la loro realtà di esclusione, sono senza dimora, rifugiati, homeless… Ogni giorno il Signore ci dona di incontrare Persone con l’iniziale maiuscola, ognuna con il suo vissuto e la storia spesso faticosa, ma anche con il suo bagaglio di forza e di speranza che le permette di orientarsi verso una condizione migliore anche attraverso il nostro aiuto. Dalla loro forza abbiamo tanto da imparare!

padre Maurizio Annoni

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