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Opera San Francesco per i Poveri
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Settembre 2017

PADRE MARCELLO 'IL VOLONTARIATO È UN MODO CONCRETISSIMO PER CAMBIARE IL MONDO'

Padre Marcello, ci racconti un po’ di lei, da dove viene, qual è la sua storia?
Sono bergamasco, nato 57 anni fa e battezzato da un cappuccino, un segno! Ma è solo in IV ginnasio che incontro “davvero” i frati, prendo la prima “cotta” per la religione e decido che sarà la mia strada. Sono stato accolto come frate nella Famiglia dei Cappuccini nel 1980 con i voti temporanei, nel 1984 con i voti perpetui e nel 1985 con l’Ordinazione sacerdotale. A Milano, come prete dell’oratorio della chiesa di Santi Nabore e Felice, ho trascorso 12 anni, un’esperienza bellissima.  Come consigliere provinciale dei Cappuccini invece ho avuto la possibilità di viaggiare e visitare le missioni in Tailandia e Camerun.

Lei sarà il responsabile dei volontari di OSF, sono più di 800 e molti sono in lista d’attesa per diventarlo. Cosa pensa del volontariato?
Senza i volontari noi chiuderemmo. Sono tutti preziosi e nell’insieme insostituibili.
In questi primi giorni ne sto conoscendo alcuni e mi colpisce l’affetto che mostrano nei confronti di OSF. La loro resposabilità verso di noi e il prossimo la definirei una responsabilità civile, laica. Sto affrontando i primi colloqui personali con gli aspiranti volontari e ciò che mi dicono è che desiderano fare qualcosa di bello e di buono per questo mondo, per la gente. Sono colpiti soprattutto dalla nostra organizzazione e si rendono conto che non facciamo nulla a casaccio. Ma, aggiungo, io, c’è soprattutto il cuore in ciò che quotidianamente facciamo per i poveri.

Chi è un aspirante volontario di OSF? Che tipo di persone ha incontrato in questi primi giorni?

I futuri volontari con cui ho parlato sono persone molto adulte, mossi da sinceri propositi e 7 su 10 non sono credenti. Ma ciò non è assolutamente discriminante al fine di diventare parte di OSF e prestare servizio da noi. Condividiamo tutti la passione per l’uomo e questa è una cosa fondamentale che ci unisce. Alla fine del colloquio io chiedo sempre ”Come stai di fede?” e nessuno ha problemi a dirmi qual è la sua fede, se crede o non crede, né io a fare presente che la fede è la motivazione fondamentale della mia opera qui.

Cosa direbbe a un giovane per invogliarlo a diventare nostro volontario?

Ad un giovane direi che diventare volontario è un modo concretissimo per cambiare questo nostro mondo, per contestare il “cattivismo”. Essere volontario è un’azione giovane e trasgressiva per far sì che nella vita di tutti i giorni non vincano solo e sempre quelli a cui è andata bene, ma ci sia un’opportunità per tutti. In chiusura vorrei ringraziare moltissimo Padre Giansandro per il fraterno passaggio di consegne e gli utilissimi consigli.

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