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Opera San Francesco per i Poveri
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Settembre 2017

UNA GIORNATA IN OSF: DALLA GRANDE AZIENDA AI SERVIZI PER GLI ULTIMI, CON LO STESSO IMPEGNO

Capita spesso che da grandi aziende arrivino in OSF dei dipendenti per fare un'esperienza di volontariato. Una bella consuetudine che permette a Opera San Francesco di aprirsi e farsi conoscere all'esterno, e ai volontari di capire quale sia l'organizzazione che sta dietro a questa "azienda della carità".

Un caso unico è stato però quello di Giacomo: nella vita di tutti i giorni si occupa di strategia e sviluppo mercati all'interno di Leonardo, ma nei mesi scorsi ha deciso di dedicare un'intera giornata agli ultimi, prestando servizio come volontario in OSF. Ha visitato e lavorato in ogni nostro servizio: Accoglienza, Mensa, Docce, Guardaroba, e Centro Raccolta e noi lo abbiamo incontrato prima e dopo questa esperienza per capire cosa lo abbia mosso e quali siano state le sue impressioni.

Lo conosciamo al Servizio Accoglienza, lo stesso luogo dove si reca per la prima volta chi ha bisogno d'aiuto e si rivolge a OSF: è qui infatti che viene rilasciata la tessera che permetterà di accedere alla Mensa, di farsi una doccia o la barba, di ricevere degli abiti puliti.

Giacomo è originario di Benevento, si è trasferito a Milano per lavoro, è sposato con una parigina e ha una bimba piccola. Sa bene cosa sia il volontariato perché da tempo presta servizio in una parrocchia di quartiere dando ripetizioni e aiuto scolastico a ragazzi non italiani che hanno difficoltà di studio. Un'esperienza che condivide con la moglie e che ha permesso a entrambi di conoscere in prima persona quali siano le difficoltà che riscontrano le fasce più deboli della società.

Questo in OSF è un altro tipo di volontariato e Giacomo l'ha capito immediatamente: ci dice di essere rimasto da subito molto colpito dall'organizzazione, quasi aziendale, e allo stesso tempo dall'attenzione all'aspetto psicologico degli utenti.

Dopo questo primo servizio lasciamo Giacomo che rivedremo solo qualche giorno dopo la sua giornata in OSF. Dopo l'Accoglienza è stato alle Docce e Guardaroba: "sono capitato in un giorno "speciale" durante il quale è stata regalata una maglietta sportiva a tutte le persone che usufruivano del servizio: ho fatto scegliere loro di che colore la volessero ed erano molto contenti". Chiediamo a Giacomo quale sia stata l'impressione generale del servizio, dopo averlo vissuto dal vivo: "è chiaro che qui si cerca di dare un'esperienza dignitosa a chiunque: gli utenti vengono fatti entrare un po' alla volta, ciascuno ha il tempo di lavarsi con la dovuta calma, c'è in tutto ciò che si fa attenzione alla persona, e in questo caso è ancora più utile perché parliamo di persone che sono per strada, senza possibilità di accedere a dei servizi igienici. È un servizio eccezionale".

Alla Mensa invece il nostro volontario per un giorno ha distribuito il frutto, "il pasto è buono e abbondante - dice - ottimo il fatto che si tenga conto dei musulmani in questo periodo di Ramadan: per loro viene preparato un sacchettino con un pasto al sacco in modo che possa essere consumato la sera, dopo il tramonto; il rispetto delle altre religioni è importante. Durante questo mese infatti gli ospiti della Mensa diminuiscono: circa 800, invece di 1000 per pranzo, e parecchi vanno via con il sacchetto".

Nel pomeriggio l'ultima visita di Giacomo è in Via Vallazze, al Centro Raccolta dove si recuperano e smistano abiti e medicinali. Qui il processo, dall'accettazione alla cernita, lo ha colpito per la minuziosità con cui vengono misurati gli indumenti, poi inscatolati e mandati ai vari servizi di OSF. "Il livello di qualità che gli abiti devono superare è altissimo: quelli un minimo usurati vengono scartati perché anche i poveri devono ricevere aiuti in ottimo stato. Questo fa riflettere. Parlando con Giacomo capiamo che è soddisfatto dell'esperienza e gli chiediamo se i servizi fossero come se li aspettasse, "Come erogazione sì, però non credevo che la gente andasse via contenta. E per quel che riguarda i volontari, sono tutti molto simpatici". E aggiunge "il lavoro che si fa a monte è molto utile, all'accoglienza, censire e identificare i bisogni, i disagi, è fondamentale".

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