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Opera San Francesco per i Poveri
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Novembre 2017

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Domenica 19 novembre Mensa aperta perché insieme ai frati, ai poveri e ai volontari desideriamo celebrare la Prima Giornata Mondiale dei Poveri voluta da Papa Francesco. Una giornata che sarà un forte richiamo alle nostre coscienze affinché siano sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda.

Il titolo della giornata è chiaro: “Non amiamo a parole ma con i fatti”. È un imperativo dal quale nessuno può prescindere. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio, soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Non servono le parole vuote o i discorsi altisonanti, l’amore ha bisogno di concretezza, di fatti, di gesti.

È intorno a questa parola, “gesti”, che mi intrattengo con voi per comprenderne la valenza non solo concreta ma anche spirituale. I gesti di accoglienza posti ogni giorno da OSF sono semplici, oserei dire monotoni.
Non c’è nulla di straordinario o eclatante, ma la forza di Opera sta proprio qui: lo straordinario si rende proprio nella continuità e nella reiterazione dei gesti. Gesti che, per chi è credente, hanno bisogno di essere sostenuti dalla forza dei Sacramenti, dalla preghiera, dalla Parola di Dio e dall’intercessione dei Santi della Carità. Preghiera e azione sono due facce della stessa medaglia che non possono essere separate. È allora con gioia che viviamo la consegna evangelica “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Sono gesti ripetitivi, ma unici per chi li riceve. Perché ogni giorno il diritto al cibo, alla salute, alla propria dignità sia rispettato. Sono gesti fedeli e chi viene in Opera sa di poter contare sulla tenuta di un’associazione che ha come obiettivo il servizio ai poveri da quasi 60 anni.

Sono gesti responsabili dove il servizio impone un miglioramento qualitativo dello stesso e un’attenzione costante alle necessità dei poveri. Il rinnovamento di Opera di questi anni è conseguenza di gesti responsabili che sanno vedere per poi agire.

Sono gesti capaci di ascolto. L’ascoltare si esprime nell’apertura all’altro, nella discrezione e nel rispetto della sfera privata, del vissuto di chi si incontra; nella libertà dal giudizio e dal pregiudizio, nella capacità di cogliere ciò che c’è di positivo; nell’onestà di atteggiamento, consapevoli di non avere sempre soluzioni e risposte per ogni situazione, ma offrendo comunque comprensione e vicinanza.

Sono gesti che rispettano la storia delle persone che accogliamo. Ogni uomo è persona, è singolare realtà di cui ci sentiamo responsabili.

Sono gesti che cercano di educare la persona, che spesso vivono senza regole, a capire che le stesse sono importanti per migliorare la loro condizione di vita e quella di chi vive loro accanto.

Sono gesti che non si fermano di fronte alle fatiche e ai fallimenti. Le inevitabili difficoltà del servizio comportano un lavoro di formazione e di squadra perché la positività posta dai gesti supera di gran lunga la negatività.

Citando il messaggio del Papa, un brano merita attenzione: “Siamo chiamati a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine”. Siamo chiamati a porre dei gesti dove mani, occhi, braccia, cuore, indicano il profondo desiderio di servire i poveri. “I poveri non sono un problema – dice ancora il Papa – sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”.

padre Maurizio Annoni

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