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Novembre 2017

I GIOVANI HANNO PIÙ CHANCE DI SALVARSI

Da quanto sei volontaria in OSF? E perché hai deciso di diventarlo?
Quando ero molto più giovane, verso i 20 anni e andavo all’università, avevo fatto la volontaria in Mensa. Ho interrotto forse perché non avevo molto tempo. Dopo tanti anni sono tornata. All’epoca decisi di dare la mia disponibilità perché, abitando non distante da qui, vedevo questa fila fuori e ne ero incuriosita. Sì perché c’era già 25 anni fa la fila…
Poi ho deciso di ricominciare, adesso ho 47 anni e sono volontaria da 2, ma c’è voluto quasi un anno prima che mi chiamassero dopo aver compilato il form on line. Quando l’hanno fatto ho aderito subito. Ho scelto io di andare all’Accoglienza e mi sembra congeniale, anche se sarei incuriosita anche dal Servizio distribuzione farmaci. Per capire bene come funziona tutto, l’ideale sarebbe fare un po’ di tutto.

Quali sono le tue mansioni? Che cosa si fa all’Accoglienza?
 Ho un giorno e un orario stabilito, di solito vengo qui una volta a settimana anche se mi rendo disponibile se c’è bisogno di altro aiuto per “tappare dei buchi”. Quello che devo fare è mettermi allo sportello e rispondere alle varie domande ed esigenze degli utenti e di quelli che vogliono diventarlo.

Chi sono le persone che vengono a questo sportello? E cosa chiedono?

In generale, da quando sono qui, sono soprattutto stranieri e in questo periodo dell’anno, ora che arriva il freddo, chiedono per la maggior parte dove possono dormire. Purtroppo in questi casi non possiamo fare molto: gli diamo l’indirizzo dell’hub in stazione centrale - che tutti già conoscono - dove si occupano di smistarli e indirizzarli nei dormitori. Quando do loro il foglietto con gli indirizzi non sono particolarmente entusiasti, lo conoscono già e da quello che ho percepito quando faccio loro il colloquio, credo che siano impauriti dal frequentare questi dormitori. Probabilmente vengono derubati, molestati, non so.

Le persone che mi fa più impressione vedere allo sportello sono certamente i minori non accompagnati, e sono molti. A volte non hanno nemmeno un documento, ma solo un foglio con scritto nome e cognome, nessuna foto e poi la data di nascita. E questa data spessissimo è il 1° gennaio: possibile che così in tanti siano nati quel giorno? Nei nostri data base moltissimi sono quelli che hanno dichiarato di essere nati in quella data. È facile capire che molto probabilmente non è così. O non lo sanno o mentono.
Molti di questi giovanissimi poi non parlano nemmeno l’italiano, è difficile capirsi, spesso non sanno nemmeno l’inglese, di solito vengono in 2 o 3 assieme, immagino che gironzolino per la città in gruppo. Noi scriviamo i loro dati, perché non possiamo fare loro la tessera in quanto minorenni, e gli diamo un ticket per mangiare. Purtroppo però non possono usufruire dei nostri altri servizi: docce e guardaroba. E sono sempre di più, credo ormai parecchie centinaia.

Le donne sono meno numerose e quando vengono da noi chiedono soprattutto vestiti. Il nostro servizio Guardaroba però è dedicato solo agli uomini, credo per motivi di spazio, così li indirizziamo altrove. Anche per i bambini manca il servizio, sarebbe molto utile riuscire a organizzarlo.

Comunque il momento più importante non è quello allo sportello ma il colloquio dove si riesce a capire un po’ meglio la situazione e a spiegare quali sono i servizi che possiamo offrire. Spesso sembrano confusi, e non capire bene tutte le informazioni che gli diamo.

Di cosa ci sarebbe bisogno secondo te in OSF che ancora non c’è?
Credo, vista la mia esperienza qui, che cercherei di avere una tutela maggiore per quanto riguarda i minorenni perché rimandarli in strada così significa non dargli speranza. I giovani hanno più chance di salvarsi, sono più positivi e hanno maggior fiducia verso il mondo ed sono proprio loro che avrebbero l’occasione di cambiare vita. Lavorare con loro significherebbe avere più risultati e riscontri secondo me.

C’è una persona che ti ha colpito particolarmente in questi anni di servizio qui, che ti ricordi per qualche motivo?
Capita che ci siano persone molto aggressive, e spesso mi chiedo cosa farebbero se non ci fosse il vetro che ci divide. Mi ricordo invece di un ragazzo straniero, tempo fa, che aveva tutte le caratteristiche del classico “barbone”: tutto sporco, con unghie e capelli sporchi, la barba lunga, vestiti stracciati. Ma si vedeva che era un bel giovane con gli occhi blu. Non aveva documenti, né voleva dire come si chiamasse ma voleva fare la tessera per poter usufruire della doccia. L’unica nostra regola però è quella di presentare un documento, quindi non ho potuto aiutarlo, non c’era alcuna chance di porgergli la mano. Un muro. Dev’essere stato molto faticoso per lui venire allo sportello. Poi dopo qualche mese l’ho rivisto qui, perfettamente sbarbato e pulito, un’altra persona, che chiedeva un colloquio alle nostre assistenti sociali.

Simona, volontaria al Servizio Accoglienza di OSF

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