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Opera San Francesco per i Poveri
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Dicembre 2017

CIÒ CHE MI HA SPINTO È IL FARMI PROSSIMO

Posso chiederle quanti anni ha? E da quanti è medico volontario di OSF?
Certo! Ne ho 87. Da quanti lavoro in OSF? Non me lo ricordo nemmeno più ma so per certo che con Padre Giorgio abbiamo aperto prima degli anni 90 il primo “ambulatorietto” in viale Piave, in due stanzette, sotto la Mensa. Non c’era quasi niente: siamo andati a prendere alla clinica San Camillo un lettino per visite e un armadietto per i farmaci, usati, che loro non utilizzavano più.

E quanti eravate a lavorare allora?
Io e basta proprio all’inizio, poi mano mano si sono aggiunti altri medici. Ma a quei tempi era tutto lì.

Come conosceva Opera San Francesco?
Io ero il medico del convento e delle suore e quindi conoscevo tutti, tra cui Padre Giorgio che da tempo accarezzava l’idea di aprire uno studio medico per curare i poveri e chiunque ne avesse bisogno. Ne abbiamo parlato e ci siamo messi in moto. È nato tutto così.

Che cambiamenti vede oggi rispetto allora? Qual è l’utenza adesso?
Una volta erano tutti italiani, soprattutto “barboni” italiani e maschi, uomini. Donne non se ne vedevano. Oggi è tutto il contrario: molte donne e prevalentemente straniere, infatti assistiamo chi non ha diritto alla assistenza sanitaria nazionale.

Per quali disturbi vengono di più da lei?
Io qui, nonostante sia cardiologo, faccio medicina di base, quindi vedo un po’ di tutto. Però chi viene soffre soprattutto di artrosi, bronchiti, gastriti. Ora gli italiani, tutti, possono curarsi, anche chi vive per strada, solo che non vogliono farlo e preferiscono venire da noi. Mentre gli stranieri hanno difficoltà ad accedere al SSN e trovano una risposta alle loro necessità.

Cosa manca qui nel Poliambulatorio di OSF?
Qui c’è tutto. Tutto ciò che può servire a un malato. Certo, poi quando ci sono patologie particolari è necessario l’ospedale, ma è la prassi. Devo dire che chi viene qui trova delle infermiere ottime, e un ambiente davvero accogliente, tranquillo e sereno. La suora poi (la responsabile del Poliambulatorio) ha dato un impulso incredibile, anche perché è medico e sa benissimo di cosa c’è bisogno qui.

Perché lei ai tempi decise di impegnarsi così tanto in OSF? Cosa l’ha spinta?
Il farmi prossimo. Quando uno non sta bene, è malato, non ha accanto nessuno, la malattia galoppa. Il solo fatto di avere qualcuno con cui parlare, un aiuto anche solo psicologico, il fatto di parlare con un medico fa tanto. Cambia tutto.

Che tipo di città è Milano, come si comporta con chi ha bisogno?
Milano è una città accogliente, ha la grande fortuna che molte associazioni sia laiche che religiose operano qui e suppliscono alle mancanze istituzionali e comunali, che a volte ci sono. Chi viene qui è seguito, aiutato e poi di solito viene raggiunto dai propri famigliari quando ci sono problemi di salute.

Cos’è oggi per lei la solidarietà?
Quello che sto facendo oggi, quello che faccio qui da anni insieme a tanti volontari Vista la carenza che vedo intorno a me, nel pubblico, la solidarietà ha il volto di tanti volontari il cui impegno è indispensabile.

Cosa ha ricevuto, che cosa le ha restituito il volontariato dottore?

Moltissimo.  Ho ritrovato il mio prossimo. E soprattutto sento di aver fatto qualcosa che non va a destra o a sinistra, ma a chi ha davvero bisogno. Ho intenzione di continuare finché la testa mi regge.

Dott. Mario Trentini Maggi, primo medico volontario del Poliambulatorio di OSF

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