Il volontariato è senza confini

Mudi ha 36 anni ed è originario dell’Egitto. Vive in Italia da 11 anni ed è laureato in letteratura comparata francese. Parla inglese, francese, spagnolo, italiano e arabo. Lavora come guida turistica e ora fa traduzioni giudiziarie. Ora però il suo impegno in ambito turistico è chiaramente venuto meno perché non ci sono turisti in città, così Mudi ha pensato di dedicarsi a un po’ di volontariato. Non conosceva la realtà di Opera San Francesco, è stato un suo amico a dirgli che durante la prima emergenza in OSF avevano bisogno d’aiuto e lui non ha perso tempo. Ha deciso di candidarsi e ha cominciato in ottobre la sua esperienza di volontario. Prima è stato nella Mensa storica di corso Concordia, ora invece è una delle persone che gli ospiti incontrano per primi quando si rivolgono al Servizio Accoglienza per fare la tessera. Se chiediamo a Mudi cosa preferisca dice semplicemente: “Per me l’importante è aiutare chi ha bisogno, non ho preferenze. Sono solo felice di dare una mano.”

Dall’Egitto ci spostiamo in Libano, più precisamente a Tripoli da dove proviene Youssef, 28 anni, in Italia da 2 anni e mezzo. È arrivato a Milano per conseguire la Laurea magistrale al Politecnico in Ingegneria civile. Abita in una Residenza vicino a Opera San Francesco e così l’ha conosciuta: “Quando passavo per tornare a casa con l’autobus, vedevo sempre la fila fuori e mi sono incuriosito, così ho cercato on line trovando OSF e la sua Mensa”. Youssef parla benissimo italiano, l’ha imparato qui lavorando in un’azienda locale all’interno della quale c’è un programma Leadership che prevede che i dipendenti facciano 20 ore di volontariato. Ecco come è entrato a far parte dei volontari della Mensa di OSF a metà dicembre. “Mi hanno chiamato subito: loro avevano bisogno e anche io per laurearmi dovevo aver completato le ore di volontariato. Quando però l’esperienza è finita ho chiesto di continuare con un turno a settimana, mi ero trovato molto bene.

Sono rimasto impressionato dall’organizzazione che funziona in modo eccellente. Ero l’unico straniero ma non mi sono sentito diverso. Ho scoperto che ci si sente bene ad aiutare gli altri: ognuno ha la sua storia e tutti sono diversi ma ero a mio agio. All’inizio è stato strano: non sapevo come relazionarmi con gli ospiti, come approcciarli. Ora sono a Mantova per qualche mese per lavoro ma ho intenzione di continuare a fare il volontario appena tornerò a Milano”.