Lettera di Padre Maurizio

OSF Milano

E’ il primo numero della newsletter del 2019, un anno che ci permette di guardare a un passato lontano e a uno più recente. Infatti l’anno in corso è dedicato alle celebrazioni del 60° di OSF, inaugurata il 20 dicembre 1959. Saranno diversi gli appuntamenti che ci permetteranno di comunicare questo importante traguardo: questi lunghi decenni sono stati sempre segnati dalla costante solidarietà nei confronti dei poveri, una cura alla persona senza esclusioni.

Agli inizi del nuovo anno, guardando a un passato prossimo, siamo in grado di fornire i dati dei servizi di OSF nel 2018 in via quasi definitiva. Come si sa i dati hanno bisogno sempre di essere valutati con attenzione, confrontati con quelli degli anni passati.

Ciò che è certo è che hanno usufruito dei nostri servizi 24.945 persone.
Inizio col rilevare i passaggi di utenti delle due Mense: 634.855 pasti distribuiti in Corso Concordia con un media giornaliera di 2.051 e la rapida ascesa della seconda Mensa di Piazzale Velasquez con i suoi 77.413 pasti pari a una media giornaliera di 278. A distanza di poco più di un anno dall’inaugurazione posso affermare che l’”indice di gradimento” della Mensa è alto e fortemente frequentata.

Gli altri servizi di OSF hanno continuato senza sosta il loro quotidiano compito. Le Docce sia per uomini che per donne hanno toccato 57.517 interventi con una media di 223 passaggi al giorno. Il Guardaroba ha provveduto a 9.132 distribuzioni con una media di 40 cambi al giorno.

L’Area Sociale attraverso l’accoglienza ha incontrato per la prima volta 6.181 utenti (nuove tessere) e ha provveduto a 25.121 rinnovi della tessera, a fronte di 318 interviste con poveri già presenti all’interno della struttura.

Il Poliambulatorio ha toccato una media di 155 visite giornaliere realizzando un totale annuo di 36.298 prestazioni.

E infine il numero dei volontari: al 31 dicembre erano 970 di cui 215 medici impegnati nel Poliambulatorio.

Vale l’equazione numeri uguale a gesti di solidarietà. Il Vangelo ci dice che una volta domandarono a Gesù: «Chi è il mio prossimo?». Lui non rispose con teorie, nemmeno fece un discorso teorico o sui valori, ma usò una parabola – quella del Buon Samaritano – un esempio concreto di vita reale che tutti conosciamo e cerchiamo di vivere bene. Il prossimo è una persona, un volto che incontriamo nel cammino, e dal quale ci lasciamo muovere, ci lasciamo commuovere: muovere dai nostri schemi e priorità e commuovere intimamente da ciò che vive quella persona, per farle posto e spazio nel nostro cuore. Così lo intese il buon Samaritano davanti all’uomo che era stato lasciato mezzo morto al bordo della strada non solo da alcuni banditi, ma anche dall’indifferenza di un sacerdote e di un levita che non ebbero il coraggio di aiutarlo: anche l’indifferenza ferisce e uccide. Il buon Samaritano ci mostra che il prossimo è prima di tutto una persona, qualcuno con un volto concreto, con un volto reale e non qualcosa da oltrepassare e ignorare, qualunque sia la sua situazione. È un volto che rivela la nostra umanità tante volte sofferente e ignorata.

La realtà di Opera non si ferma solo nel riconoscere il volto della sofferenza e la bontà dei gesti di solidarietà, ma porta in sé la capacità di creare legami con i poveri innanzitutto, senza dimenticare operatori, volontari e benefattori. Sono legami che si costruiscono con gesti semplici, quotidiani e che tutti possiamo compiere. Opera San Francesco è una casa che ha bisogno della collaborazione di tutti. Nessuno può essere indifferente o estraneo, perché ognuno è una pietra necessaria alla sua costruzione.

Se per OSF i numeri sono volti e persone che meritano cura e rispetto, la realtà politica e sociale dissocia gli uni dagli altri, negando soprattutto quello sguardo di umanità e speranza, lasciando soprattutto le persone isolate e nell’indifferenza. L’impegno di OSF non è soltanto quello di aiutare il povero (prioritario comunque!) ma anche quello di educarci e richiamarci responsabilmente a includere il prossimo nella nostra sfera di attività e di pensiero.

Non so che cosa ci riserverà il 2019. Siamo certi che la grande famiglia di Opera non lascerà soli i poveri e continuerà a motivare i suoi interventi sulla figura del buon Samaritano.

Padre Maurizio Annoni