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Abbiamo incontrato il Console politico del Sudafrica, Andrew Adams, proprio durante il Mandela Day, quando, insieme ad altri suoi colleghi del Consolato di Milano, ha prestato servizio alla Mensa di Corso Concordia. Tutto nasce dalla bella consuetudine di dedicare 67 minuti di volontariato a delle associazioni benefiche per ricordare l’impegno di questo grande uomo e politico dei nostri tempi. Ma perché proprio 67 minuti? Perché per 67 anni Nelson Mandela si batté per i diritti dei neri in Sudafrica. Una bella iniziativa che ha portato all’incontro tra i nostri valori e quelli di Nelson Mandela.

In occasione del Mandela Day 2018, il vostro Consolato ha deciso quest’anno di dedicare le proprie ore di volontariato a Opera San Francesco, perché la scelta di OSF? Che cosa vi ha spinto a prestare servizio proprio da noi?
Sappiamo che Opera San Francesco rappresenta a Milano la più grande realtà dedicata ai poveri per garantire loro cibo e assistenza e abbiamo ritenuto che fosse anche molto in linea con ciò per cui Nelson Mandela si batteva, valori che ancora oggi noi condividiamo. Così abbiamo scelto OSF, perché la consideriamo un’organizzazione molto valida, che avrebbe potuto beneficiare delle nostre ore di volontariato.

Quest’anno, se fosse stato in vita, Nelson Mandela avrebbe compiuto 100 anni, 67 dei quali dedicati attivamente alla politica e, di questi, 27 trascorsi in carcere, per difendere i propri ideali. Qual è l’eredità oggi dell’azione politica portata avanti da Mandela?
Oggi il Sudafrica è un paese libero e democratico che pone molte delle sue basi nei valori che Nelson Mandela ci ha trasmesso: pace, dialogo e riconciliazione. Il paese non sarebbe dove è oggi senza di lui, senza la sua azione politica. È normale quindi che in tutto ciò che facciamo, nella vita di tutti i giorni, così come nelle nostre relazioni politiche, noi ci rifacciamo sempre ai suoi insegnamenti, a ciò che avrebbe voluto e che sognava per il nostro paese, come sottolineato nella sua deposizione al Processo di Rivonia, e nei suoi 27 anni di prigionia a causa dei suoi ideali.

Il Sudafrica ha ancora dei problemi, ogni stato ne ha, ma questi valori, sono quelli che ci ispirano ancora oggi. E quella di Mandela non è una figura iconica ma qualcuno a cui somigliare concretamente.

Considerando le motivazioni che vi spingono a festeggiare dal 2009 il Mandela Day, qual è per lei il significato di solidarietà? Cosa significa veramente oggi?
Sempre facendo riferimento a Mandela e alla filosofia africana, noi parliamo di Ubuntu, una parola in lingua bantu che significa “umanità”, “benevolenza verso il prossimo”. Potrebbe essere sintetizzata con questa frase: “tu esisti, perché qualcun altro esiste” e di conseguenza, non puoi pensare solo a te stesso, devi aver cura degli altri, del tuo prossimo. Questa per i Sudafricani è la solidarietà.

Quali sono i feedback del vostro staff dopo le attività di volontariato svolte nell’ambito del Mandela Day?
Nel nostro Consolato, così come in tutto il paese, incoraggiamo il volontariato soprattutto durante il Mandela day, e il nostro staff è sinceramente contento e ben disposto nel dedicare delle ore all’aiuto del prossimo perché questo fa in modo di mantenere il legame con gli insegnamenti di Nelson Mandela. Questa è la prima volta che festeggio il Mandela Day in Italia e sono contento di prestare servizio qui oggi presso la vostra associazione.

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