menu
Opera San Francesco per i Poveri
Opera San Francesco per i Poveri
Home / Comunicazione / News / Lettera di padre Maurizio

Novembre 2009

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
il mese di novembre inizia con due feste significative e care alla tradizione cristiana: la festa di tutti i santi e il ricordo dei nostri cari defunti. La visita ai cimiteri è quasi d'obbligo, un fiore, un pensiero e una preghiera per coloro che ci hanno lasciato sono doverosi.

Per molti il ricordo delle persone scomparse affiora e il dolore per la loro perdita rimane ancora una ferita aperta. La fatica del distacco è tangibile e nessuno può colmare il vuoto di una assenza. Rimane come segno di consolazione il ricordo del bene che i nostri cari hanno seminato e i cui frutti sono ancora presenti tra noi.

Penso ai cinquant'anni di vita di Opera San Francesco e associo a questo tratto di storia tutti coloro che in molti modi hanno contribuito alla sua crescita e al suo sviluppo: operatori, volontari, benefattori, tutti hanno saputo donare tempo, risorse, preghiere, sacrifici perché il miracolo della carità potesse accadere ogni giorno. Opera San Francesco deve essere profondamente grata a coloro che con il loro esempio e la loro testimonianza hanno indicato la strada della solidarietà e della condivisione con i poveri. Anzi molti di essi, provati nel loro passato dalla povertà e anche dalla fame, superata la difficoltà, si sono mostrati prodighi nei confronti dei poveri comprendendo la loro situazione e l'urgenza di fornire aiuti.

E nella grande famiglia di Opera i poveri che sono deceduti trovano un posto particolare nella preghiera. Li ricorderemo nella Santa Messa di sabato 7 novembre. Volti sconosciuti, ma cari alla misericordia di Dio che sempre predilige i poveri. Diversi sono morti nella solitudine, lontani da qualunque affetto; il freddo e l'indifferenza sono stati compagni fino all'ultimo respiro per diversi di loro.

Penso anche a coloro che fino all'ultimo hanno sperato in una vita diversa, ma non ce l'hanno fatta per tante ragioni note o nascoste. E la nostra preghiera non può tralasciare coloro che tentando i viaggi della speranza hanno ricevuto l'abbraccio misericordioso di Dio. Mare e deserto li hanno inghiottiti, la loro speranza si è infranta. Sono migliaia quelli che fuggendo dalle drammatiche situazioni dei loro paesi hanno cercato di raggiungere l'Europa, ma hanno trovato la morte durante il viaggio.

Per tutti vogliamo in modo simbolico accendere un cero, segno di Cristo luce del mondo. Sia sempre accesa nei nostri cuori la luce della carità e dell'accoglienza. È l'eredità che ci lasciano i nostri cari defunti che nella loro vita sono stati luce per il prossimo. È l'eredità che ci lasciano i santi della carità che hanno saputo, con le parole e con le opere, spendere la loro vita a servizio dei poveri creando anche nel tempo forme di carità organizzata attraverso strutture di accoglienza, di ricovero e di cura. Figure di santi come Martino di Tours, Antonio abate, Francesco d'Assisi, Giovanni di Dio, Vincenzo de' Paoli, Giovanni Bosco, Teresa di Calcutta - per fare solo alcuni nomi - rimangono modelli di carità sociale a favore degli uomini di ogni tempo. I santi sono i veri portatori di luce all'interno della storia, perché sono uomini di fede, di speranza e di carità.

E noi? Non ci dobbiamo nascondere o rimanere indifferenti, perché la luce per svolgere il suo compito deve brillare, deve mostrarsi.

Siamo luce quando amiamo e serviamo i poveri perché in essi risplende il volto di Dio.

"Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".

Un caro saluto di pace e bene.

 

      padre Maurizio Annoni

 

Notizia presente
nella newsletter
Novembre 2009