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Opera San Francesco per i Poveri
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Marzo 2010

UN GIORNO IN AMBULATORIO

Chi passa da Via Nino Bixio prima delle 8 di mattina storce il naso&tra palazzi ben curati, bar in cui impiegati in giacca e cravatta o tailleur e tacchi alti iniziano la giornata con cappuccino e brioches e negozi di antiquariato non si può non notare l'affollamento di chi è in attesa dell'apertura dell'Ambulatorio.
Uomini e donne di ogni età che si accalcano davanti alla porta dell'Accettazione, in un turbinio di movenze, colori e lingue diversi, fin dalle prime ore dell'alba.
C'è chi si siede e chi rimane in piedi, chi fa due passi e chi invece rimane immobile, nessuno però perde di vista la porta: lasciare il posto significa rischiare di aver atteso invano, di non poter accedere alla visita medica. I primi cinque arrivati con il mal di denti guadagnano il diritto alla visita odontoiatrica, gli altri devono aspettare il pomeriggio o tornare a far la fila il giorno seguente. Chi ha bisogno di un altro specialista sa che dovrà passare la mattinata per vedere un medico generico e ottenere solo un appuntamento, chi necessita di farmaci spera di poterne avere il più possibile, per non dover tornare. Chi apre la porta deve quindi gestire l'imbuto caotico e rumoreggiante che preme per entrare, deve placare gli animi affinché non si imponga "la legge del più forte".

Una volta dentro inizia anche la giornata degli operatori: alle 8 in punto si iniziano a battere le dita sulle tastiere, sfogliando passaporti pieni di visti e fotografie colorate, chiamando a voce alta una persona alla volta "Ahmed", "Garcia", "Luigi", "Maria", "Kozak", "Abdul", "Alvarez", "Pereira", seguendo l'ordine di arrivo per la registrazione dell'accesso.

Per i nuovi arrivi c'è uno spazio preposto alla compilazione della scheda anamnestica, in cui un'operatrice raccoglie i dati e informa i pazienti su tutti i servizi che l'Ambulatorio offre e chiarisce il percorso che faranno dopo questo primo contatto.

L'accesso alla visita specialistica è sempre richiesto dal medico generico, per permettere di valutare la reale necessità di una eventuale terapia farmacologica e/o, in attesa della stessa, di un approfondimento specialistico. Ogni giorno prestano servizio volontario almeno quattro medici generici e sei specialisti. Gli utenti, per la maggior parte italiani in condizioni di povertà, possono anche solo ritirare i farmaci presentando una ricetta medica negli orari dedicati alla farmacia.

Dopo le visite internistiche, le attività più frequenti riguardano l'odontoiatria, la ginecologia, la chirurgia generale, l'ortopedia e la dermatologia. A seguire gli approfondimenti ecografici, le visite oculistiche e cardiologiche. In aumento esponenziale risultano le visite dell'otorinolaringoiatra, del diabetologo, del pediatra, del neurologo, dell'urologo e i colloqui psicologici, tutte specialità con più di 1000 accessi a trimestre.

Ai due front office i volontari si alternano: ad ogni foglietto colorato corrisponde un nominativo, ad ogni casella una specialità. Chi affianca i medici sa da dove deve pescare i propri pazienti, all'interno di una procedura semplice ma funzionale.

Nel frattempo in Ambulatorio iniziano ad arrivare i medici: da uno studio all'altro compaiono e scompaiono le infermiere e le assistenti sanitarie che portano camici svolazzanti e, se non c'è tempo per una pausa, caffè fumanti.
Uno sguardo al planning e inizia la spartizione: ad ogni infermiera un medico, ad ogni medico uno studio attrezzato e preparato ad hoc.

Col passare delle ore, mentre si svuota l'Accettazione, gli spazi dell'Ambulatorio si animano sempre di più, tra il vociare multilinguistico, lo scalpiccio di chi non riesce a rimanere seduto, le voci degli operatori che si intrecciano una sull'altra chiamando i turni di visita.

Gli utenti dell'Ambulatorio provengono per la maggior parte dal centro e sud America, dai paesi del Maghreb e dall'est Europa. Sembrano in aumento le popolazioni dell'Africa e dall'Asia meridionale.

In sala d'attesa convivono popolazioni anche molto lontane tra loro, che possono lanciarsi sguardi per scrutarsi o utilizzare l'italiano per parlarsi. Spesso si creano amicizie, reti sociali in cui potersi inserire per trovare o scambiarsi un lavoro. A volte invece occorre intervenire per sedare piccole discussioni.

Spesso alcuni pazienti bisognosi diventano una risorsa per noi e per altre persone in difficoltà: tante persone ci aiutano per la mediazione linguistica, per la traduzione di moduli o ricette mediche.

In Ambulatorio intanto continuano le attività, i pazienti vengono visitati dai medici, ricevono il sacchetto con i farmaci, concordano con il volontario l'appuntamento successivo. Una volta terminate le visite il medico lascia il posto al collega successivo, con cui scambia qualche battuta mentre le operatrici sistemano lo studio e preparano i nuovi pazienti.

Allo sportello dell'Accettazione invece l'iniziale trambusto si placa lasciando spazio al "silenzio morbido" dello studio di psicologia (come l'ha definito una giovane paziente) e ai click dei diversi mouse all'opera nei box. Chi lavora all'inserimento dati, chi si occupa della stesura delle relazioni, chi sorveglia l'andamento dei diversi progetti: TBC, Disturbi Alimentari, Progetto Donna e Salute Uomo, Ferite Invisibili, STP.

Ogni giorno affluiscono in media 150 persone, in un vai e vieni ininterrotto, con le richieste più disparate: ogni disturbo fisico porta in sé molteplici significati, innumerevoli vissuti. E tantissimi sono i diversi modi per esprimere il bisogno di cura e accudimento.

Il sintomo fisico diventa lo strumento per creare nuove relazioni, per chiedere ai nostri esperti "prendetevi cura di me". Dietro a ciò esiste tutto un mondo di abitudini, atteggiamenti, comportamenti che per noi forse sono sbagliati e deleteri per la salute (ad esempio condire ogni piatto con spezie piccanti, bere birra ogni giorno o approdare continuamente al Mc Donald's per un panino) ma che riportano le persone a percepire di nuovo gli odori, i sapori, le situazioni di casa o di gruppo.

Sono queste, in piccolo, le riflessioni che possiamo fare all'interno dei colloqui psicologici, mentre durante le visite mediche si cerca di risolvere i sintomi più invalidanti per permettere alla persona di continuare a lavorare e a portare avanti quel progetto iniziato ancor prima della migrazione.

Ogni servizio quindi lavora a modo suo, in base alle singole specificità, prefigurandosi però uno scopo comune: la salute e il benessere del paziente.

E dalle 8 della mattina seguente si ricomincia&

 
Erica Rovetta, operatore presso lambulatorio di Opera San Francesco

 

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