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Opera San Francesco per i Poveri
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Giugno 2010

I VOLONTARI DI OSF ALLA SCOPERTA DEL MAROCCO

Da diversi anni OSF propone ai propri volontari e amici un viaggio insieme, quale occasione di amicizia che vada oltre il tempo limitato del servizio. Ogni viaggio prende spunto o dalla condivisione della natura cristiana-francescana di OSF (pellegrinaggi in posti significativi della tradizione della vita ecclesiale o sui percorsi di fede di tante figure che hanno caratterizzato lo sviluppo della cultura cristiana) o dalla possibilità di visitare quei paesi da cui provengono la maggior parte dei nostri ospiti: conoscere le loro culture e tradizioni ci aiuta di più a sentirli non così lontani dalle nostre esperienze di vita quotidiana.

Il viaggio di quest'anno è stato il tour delle città Imperiali del Marocco dal 17 al 24 aprile.

Si sono visitate le città più belle del Marocco. Si è arrivati a Casablanca, con il suo Palazzo Reale e la stupenda moschea Hassan II; si è poi proseguiti per Rabat con lo splendido Mausoleo di Mohamed V e per Meknes famosa per i suoi 40 Km di mura che la cingono.

Dopo Moulay, Idriss e Volubilis, si è arrivati a Fez, capitale culturale del Marocco e la più antica fra le città Imperiali, che ha un importante ruolo anche nella produzione di tappeti, filati, lavorazione di metalli e pellami.

Il viaggio è poi proseguito per Marrakech, passando per Immouzeur, El Kandar e Ifrane, villaggi berberi famosi per l'artigianato in legno di cedro. Marrakech è la seconda delle Città Imperiali dopo Fez e stupisce per i suoi tesori artistici. Il tour si è concluso infine col ritorno a Casablanca.

Accanto a questi tesori, in Marocco si trova anche molta povertà che spinge tante persone a intraprendere i cosiddetti "viaggi della speranza", come ci hanno raccontato negli anni diversi nostri utenti.

Liliana, una volontaria di OSF che ha partecipato al tour, ha raccontato le sensazioni del suo viaggio che sono state riprese e interpretate da Padre Maurizio nel racconto che segue.

Al termine del turno di Liliana in ambulatorio, l'ho incontrata e le ho chiesto le sue impressioni dopo il viaggio in Marocco:

"Mi ha molto colpito la città di Fez. La parte vecchia è, per i suoi edifici, i suoi mercati e le sue moschee, uno dei centri più attraenti di tutto il mondo islamico. Eppure entrando credevo di trovarmi in una messinscena per turisti, invece mi stavo confrontando con le drammatiche realtà di quella città: le fabbriche di ceramiche soffocanti per il fumo della sansa bruciata come combustibile, la conceria delle pelli dove, sotto il sole, uomini immersi nelle tinozze dei colori pigiano il pellame, respirando la puzza della sua diretta provenienza dal mattatoio. Nessuna misura antinfortunistica, nessuna prevenzione di malattie professionali anche per chi lavora i metalli, per i tintori, per chi usa le colle. E i minorenni che lavorano sono davvero tanti!

I vicoli del cuore della città vecchia sono budelli dove si apre il caleidoscopio di colori dei negozi di vario genere, stipati gli uni accanto agli altri. Gli odori delle spezie, delle colle, delle pelli, delle carni crude e cotte, del pesce crudo, dei dolci, delle essenze, degli escrementi dei macilenti muli che trasportano le merci si mescolano. Gatti e cani ridotti pelle e ossa si muovono con gli esseri umani in questo formicaio. Molti gli accattoni, anche minorenni, e poi mamme sedute per terra tra la sporcizia che tappezza il suolo con il piccolo in braccio chiedono la carità.

Viste da lontano queste città sono del colore della terra che le circonda perché di questa sono fatte. Si mimetizzerebbero se non fossero diventate una coltura di antenne paraboliche, portatrici di una cultura anche induttrice di effimeri bisogni.

L'immondizia è dovunque, esce dalle città, è lungo le strade, ai bordi dei campi, dove il lavoro non è totalmente meccanizzato, nei boschi, nei parchi. Anche le tende dei pastori della transumanza sono teloni di plastica e i loro greggi sono animali macilenti".

Le ho anche chiesto il suo pensiero riguardo alla gente che ha incontrato:

"Penso al passato di questa gente: sono stati davvero grandi culturalmente e politicamente. Costruirono impianti di approvvigionamento idrico assai ingegnosi per quei tempi e luoghi, edificarono monumenti a testimonianza della loro grandezza.

Penso anche al loro futuro. Spero che possano ritornare grandi, sono certa che lo ridiventeranno perché le potenzialità ci sono e la volontà anche, sperando che non paghino un prezzo troppo alto all'inquinamento.

Questo è lo scenario che coloro che bussano alle porte di Opera San Francesco per i Poveri si lasciano alle loro spalle: sono in cerca di una vita più dignitosa e di speranza in un futuro diverso. Auguro loro di trovarla e, rinnovati, di ritornare nel loro paese, con il sorriso sulle labbra. Non ho visto molti sorridere, neanche tra i bambini. Per loro la vita quotidiana si confronta con la durezza della condizione di povertà".

 
Padre Maurizio Annoni

 
Guarda le foto del viaggio in Marocco