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Opera San Francesco per i Poveri
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Mostra fotografica di Francesco Cocco

Ottobre 2010

"NAUFRAGI. ITINERARIO TRA DISAGIO E SPERANZA"
MOSTRA FOTOGRAFICA DI FRANCESCO COCCO

L'obiettivo di Francesco Cocco indaga i volti e i luoghi della povertà nelle nostre metropoli nella mostra allestita da Opera San Francesco in collaborazione con l’Agenzia Contrasto.

Un tempo, parlando di povertà, il pensiero andava ad immagini e scenari lontani, distanti, appartenenti ad altri luoghi, ad altri popoli. Oppure aveva il volto bonario e anziano di un clochard, una persona che, seppur abitante della nostra città, tutti vedevamo come lontano da noi con le sue rughe profonde e la sua barba lunga caratteristici segni di esperienze drammatiche o scelte radicali.

Oggi non è più così. La povertà è molto più vicina, perché frutto di un disagio più ampio e diffuso. Ci colpisce con meno stereotipi, ci sorprende e ci spiazza, ci coinvolge in maniera emotiva perché nessuno di noi è estraneo al disagio e alla solitudine di una società globalizzata e materialista.
Oggi la povertà appare con facce diverse: di anziani stupiti e umiliati di non riuscire ad arrivare a fine mese, di giovani vittime di una società difficile e disgregante, di nuovi immigrati che sono giunti fino a noi con il loro bagaglio di speranze spesso deluse. Sono nuove povertà figlie di una società più dinamica, più evoluta, ma molto fragile.

Opera San Francesco, attraverso la mostra fotografica "Naufragi, Itinerario tra disagio e speranza" ideata in collaborazione con l'Agenzia Contrasto e aperta dal 9 al 24 ottobre, ha voluto presentare i volti di questa povertà, raccontando la precarietà che sempre più segna la vita di tanti e che spesso è causa di quella diversità così vicina.

Le immagini colte dall'obiettivo di Francesco Cocco hanno raccontano questa realtà con un taglio diverso da quello usato dai giornali, sovente sospeso tra pietismo e allarmismo. Raccontano con forza e senza tante sfumature i momenti privati degli invisibili che vivono staccati dalla società, che non si mostrano, molto spesso, per pudore.

La mostra è allestita nel Chiostro del Convento dei Cappuccini in Viale Piave 2 a Milano e resterà aperta dal 9 al 24 ottobre nei seguenti orari:
- da martedì a sabato 14,30-18,30
- domenica 10-13 / 14,30-18,30.
L'ingresso è libero.
 


Approfondimento

Un diario intimo, tra momenti, rubati, sottratti, concessi. Complici persone di culture, nazionalità, colore ed estrazione sociale diversi, il cui unico comune denominatore si chiama "disagio".
Come in una scala a scendere. I nuovi poveri col cellulare, alcuni con la tivù in casa o in una stanza presa in prestito da qualche amico o familiare che offre un po' di aiuto, piccole entrate da un reddito inesistente e disponibili a saltuari ripieghi. Coppie monoreddito con figli da accudire e mantenere e sempre più spesso costretti a chiedere un pasto alla mensa dei poveri. Uomini che si separano, perdono il lavoro, devono trovarsi un nuovo alloggio, pagano il vecchio mutuo e un nuovo affitto, spesso nell'impossibilità di poter vedere i figli.
Anziani che con la pensione non arrivano a fine mese, la cui unica alternativa resta quella di chiedere sostegno alle organizzazioni di volontariato.
Gli immigrati, i richiedenti asilo, tutti quelli che senza permesso di soggiorno sopravvivono da clandestini: quando viene offerto loro un lavoro, spesso è tra i peggiori. Sottopagati, a volte maltrattati, alimentano in loro un senso di cattiveria e di vendetta che talvolta trova sfogo sugli altri.
Tante, troppe insanabili lacerazioni di sentimenti e di affetti familiari che non producono solo conseguenze logistiche e economiche, ma spesso si trasformano in gravi traumi psicologici, complessi da gestire. Tra loro e la strada il passo è breve. Al termine della scala. I vecchi poveri. Sono coloro che da anni vivono alcuni spazi delle nostre città.
Homeless, senzatetto, barboni, clochard. I termini che normalmente si utilizzano per definire chi vive in strada sono questi; a volte ci si domanda quale sia quello corretto, più elegante o forse meno offensivo.
Figure che spesso rivendicano la dignità di essere considerati uomini.
Trascorrendo del tempo con loro si ha la sensazione che la sofferenza più grande non sia la mancanza di un letto per riposare o di qualcosa da mangiare (che dicono di riuscire sempre in qualche maniera a rimediare), ma l'umiliazione di dover fuggire come cani randagi, di essere evitati, di non avere nessuno che dia loro la buona notte. L'umiliazione della visibile scocciatura che provocano in noi quando ci chiedono l'elemosina.
L'umiliazione di ricevere un pezzo di pane, invece di essere magari invitati a mangiarlo. La loro inderogabile regola è "a domani ci si pensa domani, ognuno per sé", anche se ti accorgi che sono capaci tra loro di sorprendenti gesti di solidarietà.
Sono sufficienti per vivere 4 o 5 euro al giorno: sigarette, caffè e qualche birra per stordirsi, per dormire. Dove? Ovunque, purché nelle vicinanze si possa trovare un riparo dalla pioggia: strade nel centro della città, sotto ai condomìni, negli angoli dei negozi, delle stazioni, lungo i binari o sui vagoni dei treni.
Alcuni hanno paura di essere aggrediti e quindi dormono in gruppo, prendendo sonno sempre con un occhio solo. Seguendoli durante le loro interminabili giornate, è impressionante vedere quanta strada riescano a percorrere. Sono navigatori di città, naufragati dai loro lutti, dalle delusioni d'amore, dalla droga, dal disagio mentale, dalla violenza subita da piccoli. Come superstiti vagano alla ricerca di un approdo, vere e proprie derive esistenziali vittime della nostra società e delle loro stesse storie che hanno smarrito la loro privacy, del resto violata anche dai nostri stessi sguardi, troppo spesso distratti e ormai abituati alle rapide rimozioni.

 
Francesco Cocco