menu
Opera San Francesco per i Poveri
Opera San Francesco per i Poveri
Home / Comunicazione / News / Lettera di padre Maurizio

Giugno 2011

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
qualche giorno fa un articolo del "Corriere della Sera" riportava questo titolo "I morti in mare che non commuovono più". Il giornalista, Claudio Magris, lamentava e giustamente che su alcuni giornali, duecento morti o dispersi in mare, in una fuga dalla disperazione, non finiscono più neppure in prima pagina, scivolano in quelle seguenti tra le notizie certo rilevanti ma non eclatanti. Mi permetto di riportare alcune parole dell'articolo: "Le tragedie odierne dei profughi in cerca di salvezza o di una sopravvivenza meno miserabile che periscono, spesso anonimi e ignoti, in mare non sono meno dolorose, ma non sono più un'eccezione sia pur frequente, bensì una regola. Diventano una cronaca consueta, cui si è fatto il callo& Questa assuefazione che conduce all'indifferenza è certo inquietante e accresce l'incolmabile distanza tra chi soffre e muore, in quell'attimo sempre solo, come quei fuggiaschi".

In questi ultimi mesi in OSF abbiamo incontrato diversi giovani che sono scampati al naufragio nel mare tunisino o che, con rischiosi attraversamenti, sono arrivati fin sulle coste italiane. Sono tunisini, marocchini, egiziani, somali, eritrei. Quasi tutti uomini, pochissime le donne. Tutti molto giovani. Ognuno con la sua storia, il suo bagaglio di speranza, gli occhi che ancora parlano di paura e di disperazione.
Non hanno voglia di parlare, anzi porre domande significa ricordare un passato recente dove ciò che hanno vissuto ha lasciato ferite troppo aperte.
Non è difficile immaginare quali pensieri attraversino la loro mente: la terra e gli affetti che hanno lasciato, il ricordo spesso drammatico del viaggio, l'incognita del futuro, la faticosa sopravvivenza quotidiana, la speranza di una condizione di vita migliore.

Di fronte a loro non possiamo cadere nel peccato dell'indifferenza, ma con Francesco d'Assisi non possiamo che dire Usai con essi misericordia. Vale a dire iniziamo a guardare queste persone e a trattarli in un modo diverso, accorgendoci che la loro realtà è più della semplice apparenza, che l'uomo vale più del suo limite, del suo dolore, della sua emarginazione.
La tenerezza che Francesco vive nei confronti dei lebbrosi è giustificata da un cambiamento di mentalità, da un nuovo giudizio sulla realtà, sull'altro e su se stessi. Usai con essi misericordia ci aiuta ad approfondire la relazione con l'altro, a superare l'emotività, a guardare alle persone e alla realtà che vivono con uno sguardo di fede che supera l'individualismo e l'egoismo. In altre parole ci allontana dall'indifferenza e ci porta a sentirci responsabili dell'altro.

Il povero che incontro non è un estraneo, non è un diverso che devo in qualche modo tenere a distanza o addirittura evitare. Anzi Francesco ci insegna che la conversione sta nel passare dalla enfasi sulla diversità all'enfasi sulla differenza. La diversità estranea, come dice il termine stesso: divergere indica andare in direzioni opposte. La differenza indica la scoperta che io e l'altro abbiamo un'origine e una consistenza comune. Siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, abbiamo un unico Padre che chiamiamo nostro. La differenza unisce, la diversità al massimo tollera. Il cammino spirituale sta nel passare dalla diversità alla differenza.

Diceva Madre Teresa di Calcutta: "Essere non amati, non voluti, dimenticati. È questa la grande povertà, peggio di non avere niente da mangiare" .
Ci liberi il Signore dal peccato dell'indifferenza, riscaldi i nostri cuori, pieghi i nostri egoismi.

 

      padre Maurizio Annoni

 

Notizia presente
nella newsletter
Giugno 2011