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Opera San Francesco per i Poveri
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Gennaio 2012

BIANCA, VOLONTARIA DI OSF, È ORA IN KIRGHIZISTAN PER WFP

Bianca è volontaria di Opera San Francesco da diversi anni garantendo la sua presenza nel servizio di docce e guardaroba.
Insegnante di inglese e di russo in un scuola media superiore, buona conoscitrice della cultura e dei popoli dell'ex Unione Sovietica, dopo alcune temporanee esperienze all'estero, Bianca ha deciso di dedicare le sue capacità, almeno per un anno, collaborando in un progetto alimentare del WFP - World Food Programme, la più grande organizzazione umanitaria al mondo. L'agenzia si occupa di assistenza alimentare per combattere la fame.

È partita nel mese di settembre 2011 per il Kirghizistan, uno Stato indipendente dell'Asia centrale dove freddo e povertà sono costanti quotidiane. Questo Stato confina con Cina, Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan.

Abbiamo chiesto a Bianca una breve testimonianza e qualche foto della gente che sta incontrando e aiutando.

Grazie a Bianca, possiamo dire che il cuore di OSF supera i confini degli stati e incontra le povertà che in tante parti del mondo mettono in ginocchio milioni di persone privandole del necessario.


"Quante volte alla settimana mangiate pesce?", chiede l'operatore del World Food Programme a una donna che tiene in braccio un bambinello. E' una delle tante domande inserite nel questionario sottoposto alle famiglie per stabilire se il loro livello di povertà è tale da consentire loro di accedere all'aiuto umanitario. Solo i più poveri tra i poveri riceveranno la farina e l'olio che saranno distribuiti prima dell'arrivo dell'inverno. Il bisogno è tanto, ma le risorse sono limitate, per cui è necessario fare scelte difficili.

"Pesce? L'abbiamo mangiato giusto ieri". Siamo in un villaggio tra le montagne kirghize, poche povere case di pastori. L'operatore non sgrana gli occhi per l'assurdità della risposta, sa che tanti si vergognano di mostrare a estranei la propria povertà e la nascondono. Invece, insiste con dolcezza: "Ne è proprio sicura? Non le conviene rispondere così, altrimenti non vi possiamo aiutare".

Naturalmente il pesce non lo mangiano mai. La loro dieta è fatta in prevalenza di pane, patate e qualche prodotto del latte. Vivono quasi solo con la misera pensione statale dei genitori anziani, il che vuol dire che in casa entrano circa 10 dollari al mese pro capite. Il marito della donna, disoccupato in patria, è partito per cercare lavoro in Russia; i pochi animali che avevano li hanno dovuti vendere; con cinque figli da crescere, i grandi sono costretti talvolta anche a privarsi del cibo.

Questa famiglia corrisponde ai requisiti necessari per ottenere la razione di cibo consegnata dal WFP. Presto riceveranno 75 chili di farina e 7,5 litri d'olio di semi, una quantità calcolata per il loro fabbisogno di due mesi. All'inizio della primavera un'analoga consegna permetterà loro di arrivare fino alla buona stagione. In Kirghizistan sono circa 60 mila i nuclei famigliari raggiunti da questa forma di sostegno alimentare, la maggior parte nel sud del paese, dove mi trovo da circa sei mesi.

Da tempo desideravo fare un'esperienza all'estero nell'ambito dell'aiuto internazionale, e il destino ha voluto che a me, già volontaria in OSF, venisse offerto di lavorare proprio dentro un'organizzazione che ha come missione quella di combattere la fame nel mondo. Certo, le modalità con cui gli abitanti del Kirghizistan ricevono il cibo non sono quelle della mensa dei Cappuccini. Qui i poveri non vengono da noi, siamo noi che andiamo a cercarli in ogni angolo del paese. E' un gigantesco pony della solidarietà che si muove sulle ruote di potenti fuoristrada e di camion, altrimenti non ce la farebbe a raggiungere i remoti paesi di montagna, dove le strade sono spesso appena praticabili. Quest'anno, con l'inverno arrivato in anticipo e temperature particolarmente rigide, portare l'olio e la farina su e giù per gli alti passi della montagna ha impegnato operatori e trasportatori in una lotta contro tutti gli elementi.

E' difficile immaginare le condizioni in cui vivono le persone da noi assistite, e le tante altre che non riusciamo a raggiungere, seppure ugualmente povere. È difficile immaginare tutto ciò che non si sperimenta sulla propria pelle, sebbene si vedano le facce dei bambini cotte dal gelo, o le loro mani ruvide, mani di adulto, per le pesanti incombenze e l'esposizione alle intemperie. In questo squarcio d'inverno, tuttavia, nella città dove abito i frequenti e prolungati black out energetici che mi hanno lasciato senza gas, luce e riscaldamento quando fuori la temperatura scendeva a meno quindici, mi hanno dato un piccolo assaggio di cosa voglia dire vivere in certe condizioni.

La vita prende tutto un altro colore.

 
Bianca,
volontaria presso il servizio docce e guardaroba di OSF


 

Clicca sulle foto per ingrandirle.

 

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