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Opera San Francesco per i Poveri
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Giugno 2012

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
qualche giorno fa ho avuto modo di partecipare a un convegno voluto dai frati conventuali del Sacro Convento di Assisi dal titolo "Un contributo francescano al superamento della crisi economica". Gli interventi altamente qualificati sono stati diversi e certamente formativi. Ne cito alcuni: quello del Vescovo di Assisi, del Ministro Passera, dell'economista Stefano Zamagni, del filosofo Dario Antiseri, dei rappresentanti delle famiglie francescane. Richiami alla vita di Francesco e alla sua spiritualità, al francescanesimo e ai suoi valori portanti, riflessioni sulla storia attuale si sono incrociati per raccontare come ancora oggi i francescani possono contribuire al superamento della crisi che il nostro paese sta attraversando.

Il francescanesimo indica alcuni elementi che possono essere luce e faro per tutti al fine di portare speranza nei momenti difficili della vita.

Innanzitutto l'ascolto. Il primo contributo che possiamo dare nasce da un atteggiamento capace di osservare e amare la realtà che ci circonda. Parafrasando un'espressione di Benedetto XVI possiamo dire che il programma del cristiano, il programma del francescano, il programma di ogni uomo è un cuore che vede. Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente. Nella storia il francescanesimo è sempre stato capace di vedere i bisogni della gente - non dimentichiamo che i cappuccini sono stati chiamati "frati del popolo" - assicurando ai poveri vicinanza e solidarietà.

La crisi inevitabilmente crea "poveri ed ultimi" all'interno della nostra società, anzi l'attuale crisi sta progressivamente generando nuove povertà ed è facile per molti varcare la soglia e passare da una situazione di povertà relativa a quella di povertà assoluta.

Le nostre fraternità francescane, pur nel travaglio che stanno attraversando per il decremento demografico e le inevitabili riduzioni sul territorio, devono continuare ad essere osservatori privilegiati e testimoni di carità all'interno di una realtà sociale ed ecclesiale in continua trasformazione dove si evolvono celermente situazioni di precarietà e di povertà.

In secondo luogo la fraternità. L'ascolto di ciò che accade significa attenzione a ogni singola e concreta persona senza esclusioni. Emerge in modo forte l'intuizione fondamentale della vita di San Francesco, ossia la fraternità. Mi piace citare un'affermazione del prof. Zamagni sul pensiero francescano:

"La fraternità è nel contempo il complemento e il superamento del principio di solidarietà. Infatti mentre la solidarietà è il principio di organizzazione sociale che consente ai diseguali di diventare eguali, il principio di fraternità è quel principio di organizzazione sociale che consente agli eguali di esser diversi. La fraternità consente a persone che sono eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali di esprimere diversamente il loro piano di vita, o il loro carisma".

Per Francesco la fraternità è dono, ogni fratello è dono del Signore. Accogliere l'altro come tale impegna la nostra esistenza, comporta innanzitutto una revisione del proprio stile di vita, una domanda sul proprio vissuto che non si accontenta di aggiustamenti, ma chiede conversione e cambiamento di relazione con l'altro perché chiede cambiamento di relazione con Dio e con se stessi.

Dice Francesco nel Testamento: "Il Signore mi condusse in mezzo a loro [ai lebbrosi] ed usai con essi misericordia". L'incontro genera la conversione del suo stile di vita, tanto da affermare che "quello che mi era amaro fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo". L'incontro con il lebbroso cambia radicalmente la sua vita e contemporaneamente la vita dell'uomo lebbroso che riceve affetto, rispetto e viene esaltato nella sua dignità.

Opera San Francesco rappresenta un esempio di contributo francescano. La sua forza è rappresentata da una straordinarietà che si costruisce nell'ordinarietà del servizio e nella reiterazione dei gesti di accoglienza. È un modello di "carità organizzata" dove ascolto, carità e struttura si incontrano per ridare dignità alla persona, dignità che nessuna povertà o emarginazione potrà mai annullare.

Si tratta, da una parte, di essere testimoni e dall'altra di invitare "uomini e donne di buona volontà" a tradurre nella concretezza la solidarietà e la condivisione verso i poveri. Si tratta di mettere in gioco carisma, organizzazione, professionalità, progettualità a favore di chi è particolarmente colpito dalla crisi economica. E i volontari sono la prima, grande risposta all'invito!

Sono un contributo indispensabile che parla soprattutto di gratuità, dove dare e avere si confondono, dove il dono e la ricompensa sono interscambiabili.

Quanto mai attuali le parole di Benedetto XVI nella sua recente visita a Milano: "Il tempo di crisi che stiamo attraversando ha bisogno, oltre che di coraggiose scelte tecnico-politiche, di gratuità, come ho avuto modo di ricordare: "La "città dell'uomo" non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione"".

 

      padre Maurizio Annoni

 

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