menu
Opera San Francesco per i Poveri
Opera San Francesco per i Poveri
Home / Comunicazione / News / Lettera di padre Maurizio

Novembre 2012

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
nel mese di ottobre per la prima volta l'Istat ha, per così dire, contato i senza tetto. Sono stati infatti resi noti i dati del censimento dei senza dimora di cui parliamo anche nelle notizie della newsletter. La ricerca ha un grande valore storico e culturale e offre un punto di partenza ragionevolmente certo per elaborare alcune riflessioni.

È proprio da Milano che voglio partire perché OSF è presente nel tessuto milanese e da oltre cinquant'anni offre servizi gratuiti ai senza dimora.

Milano si guadagna il titolo di capitale degli homeless: il censimento ne segnala circa 13.000.
Un dato indubbiamente impressionante che non stupisce gli addetti ai lavori. Chi quotidianamente si confronta con le povertà estreme si rende conto che il fenomeno è di ampie dimensioni e purtroppo in crescendo. L'alto numero non significa che a Milano si viva peggio che altrove, ma paradossalmente la metropoli continua ad attirare chi cerca una chance nel futuro. Povertà estrema e ricchezza sono il tratto comune delle capitali economicamente avanzate. E, nonostante la crisi, Milano è ancora il luogo dove si può sperare in un lavoro, può davvero con le sue potenzialità generare speranza. Si deve poi aggiungere che l'estesa rete di servizi di prima e seconda accoglienza inevitabilmente catalizza il disagio proveniente dalla stessa città e dalle zone dell'hinterland. I senza dimora vanno laddove ci sono risposte alle loro necessità.

I numeri sono molto chiari e si impongono. È finita l'epoca in cui troppo spesso queste persone - perché di Persone con la "P" maiuscola si tratta - venivano considerati "invisibili" soprattutto trattandosi di migranti senza il permesso di soggiorno. La ricerca dell'Istat costringe tutti a prendere atto responsabilmente che i senza dimora esistono e che la loro presenza esige degli interventi.

Il potenziamento dei dormitori, la necessità di un coordinamento dei tanti servizi gestiti dal pubblico e dal privato, l'organizzazione delle unità mobili, il sostegno a chi già opera nel settore, il volontariato delle attività caritative sono interventi il cui obiettivo è di crescere nella responsabilità verso i senza dimora. Ma è necessario anche aiutare e aiutarci ad avere un giudizio meno severo e drastico nei confronti di coloro che sono in stato di grave emarginazione. Su questo bisogna lavorare molto perché spesso l'opinione pubblica percepisce chi si trova in uno stato di grave bisogno come un inoperoso peso morto o peggio un criminale. È il "nemico" di cui parla Gesù nel Vangelo verso il quale invece il Signore chiede di indirizzare il nostro amore. "Che merito avete ad amare coloro che vi amano, amate piuttosto i vostri nemici".

Non esistono senza dimora per scelta, forse qualche raro e isolato caso.
Proprio l'Istat nella sua ricerca ci consegna un dato che è molto interessante e che dimostra che oltre la metà degli intervistati un lavoro ce l'aveva ma lo ha perso. Più di un quarto un lavoro lo ha ancora, ma non ha un reddito sufficiente. La situazione di disoccupazione o la scarsa condizione retributiva, unitamente alla separazione dal coniuge e dalla famiglia rappresentano gli eventi più rilevanti del percorso di progressiva emarginazione che conduce alla condizione di senza dimora.

La solidarietà esige il contributo di tutti, nessuno escluso. La vita è un bene troppo grande agli occhi di Dio e degli uomini. Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: "Il rispetto della persona umana non può assolutamente prescindere dal rispetto di questo principio: I singoli devono considerare il prossimo, nessuno eccettuato, come "un altro se stesso", tenendo conto della sua vita e dei mezzi necessari per viverla degnamente. Il dovere di farsi "prossimo" degli altri e di servirli attivamente diventa ancora più urgente quando costoro sono particolarmente bisognosi, sotto qualsiasi aspetto".

"Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).

 

      padre Maurizio Annoni

Condividi su: Condividi con Facebook Condividi con Twitter

 

Notizia presente
nella newsletter
Novembre 2012