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Opera San Francesco per i Poveri
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Giugno 2013

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
in linea con l’ultimo editoriale riporto alcuni passaggi di un discorso tenuto da Papa Francesco durante un’udienza generale. Le citazioni del Santo Padre sono particolarmente attinenti alla realtà di Opera San Francesco e i temi presentati sono quanto mai di attualità.

Quando si parla di ambiente e di creato non è difficile riferirsi alle prime pagine della Bibbia, il Libro della Genesi, dove si afferma che Dio creatore affida all’uomo e alla donna l’oggetto della creazione, la terra in particolare, perché la “coltivassero e la custodissero”. Il coltivare richiama la figura dell’agricoltore che ama e rispetta la sua terra, sa che dalla terra e dal suo lavoro vengono i frutti che vanno condivisi perché i beni della terra sono per tutti. Oggi, purtroppo, spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare, non custodiamo la terra, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di Dio di cui avere cura. In altre parole è sempre più difficile porci in ascolto della creazione, stupirci di fronte all’innegabile bellezza di un creato che manifesta una storia d’amore tra Dio e l’uomo.

Papa Francesco nel suo intervento evidenzia che “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, ma riguarda anche i rapporti umani. Ecco alcuni pensieri tratti dal discorso: “La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. Quello che comanda oggi non è l'uomo, è il denaro, i soldi comandano. E Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne. Noi abbiamo questo compito! Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Se una notte di inverno, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti.

Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame”.

Le parole del Santo Padre non hanno bisogno di molti commenti, sono dirette e chiare. Desidero comunque condividere due pensieri a partire proprio dall’esperienza di Opera San Francesco.

Le persone che ogni giorno accogliamo e per le quali ci prendiamo cura  devono fare notizia. Le migliaia di servizi erogati dicono che c’è una popolazione di persone verso le quali dobbiamo sentirci responsabili perché quelle persone ci appartengono e nessuno ci è estraneo, nessuno può essere “scartato” solo perché povero e emarginato. La visibilità della povertà, la visibilità della fila delle persone che attendono di entrare in Mensa dice solidarietà e condivisione.

Il secondo pensiero: lo spreco. Nella scena evangelica del miracolo dei pani moltiplicati, Gesù chiede ai suoi discepoli che nulla vada perduto. Vengono raccolte dodici ceste: dodici rappresenta simbolicamente tutto il popolo. Il cibo viene condiviso in modo equo, nessuno è privo del necessario, nessuno può essere escluso da un diritto fondamentale, quello di nutrirsi. Lo spreco ci interroga all’interno delle nostre famiglie, delle nostre comunità.

Facciamo tesoro delle parole di Papa Francesco perché il suo messaggio immediato ci aiuta a promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro.



padre Maurizio Annoni

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