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Opera San Francesco per i Poveri
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Gennaio 2014

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
solo pochi giorni fa è stata celebrata la Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato (giunta al suo centesimo anno!) il cui titolo è “Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore”.
Un giorno all’anno per riflettere su un fenomeno che tocca da vicino la nostra quotidianità di vita soprattutto per chi vive nelle grandi città.
“La famiglia umana spera in un futuro migliore”, ricorda Papa Francesco nel suo messaggio in occasione della giornata.
Per preparare un mondo migliore servono parole e gesti che imparino ed esprimano la differenza. Infatti, citando il Papa, “se da una parte le migrazioni denunciano spesso carenze e lacune degli Stati e della Comunità Internazionale, dall’altra rivelano anche l’aspirazione dell’umanità a vivere nel rispetto delle differenze, l’accoglienza e l’ospitalità che permettano l’equa condivisione dei beni della terra, la tutela e la promozione della dignità e della centralità di ogni essere umano”.
Purtroppo la nostra natura tradisce questa aspirazione e speranza umana, sostituendo alla solidarietà e alla fraternità la diffidenza, la chiusura, il rifiuto, la discriminazione, l’esclusione, lo sfruttamento, la schiavitù. Aspirazione che viene ancora soffocata da una economia di Mercato che prevale su una economia di comunione. Dobbiamo “passare dalla cultura dello scarto ad una cultura dell’incontro e dell’accoglienza” ricorda Papa Francesco: un cambiamento culturale che chiede la responsabilità di tutti.

Guardando i volti dei migranti e dei rifugiati che ogni giorno incontriamo in Opera, i volti di persone, uomini e donne, bambini e famiglie “costretti ad abbandonare le loro case per varie ragioni”, il nostro cuore desidera per loro un “di più” che non è semplicemente un conoscere di più o un avere di più, ma è soprattutto un essere di più. Non si può ridurre lo sviluppo alla mera crescita economica: il mondo può migliorare soltanto se l’attenzione primaria è rivolta alla persona, se la promozione della persona è integrale in tutte le sue dimensioni, compresa quella spirituale.
Per sperare in un futuro migliore sono necessari due atteggiamenti che vanno evidenziati. Il primo vede il superamento di pregiudizi e precomprensioni nel considerare le migrazioni. Non di rado, infatti, l’arrivo di migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati suscita nella popolazione locale sospetti e ostilità. Nasce la paura che si producano sconvolgimenti nella sicurezza sociale, che si corra il rischio di perdere identità e cultura, che si alimenti la concorrenza sul mercato del lavoro e addirittura che si introducano nuovi fattori di criminalità. Dobbiamo reciprocamente aiutarci a un cambio di atteggiamento verso i migranti e i rifugiati: il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse e di emarginazione – che alla fine, corrisponde proprio alla “cultura dello scarto” – ad un atteggiamento che abbia alla base “la cultura dell’incontro”.

Il secondo atteggiamento: lavorare insieme. “Nessun paese, ricorda Papa Francesco, può affrontare da solo le difficoltà connesse a questo fenomeno, che è così ampio da interessare ormai tutti i continenti nel duplice movimento di immigrazione e emigrazione”. Dal nostro piccolo ma significativo osservatorio, ci accorgiamo come spesso i migranti siano in balia di stessi e dove la presenza di centri come quello di OSF rappresentino quella mano tesa che cerca di rispondere alle loro esigenze, spesso legate alla sopravvivenza. Lavorare insieme permette ai vari livelli del pubblico e del privato di interagire tra loro perché tutti possano avere condizioni di vita dignitose, perché si trovino giuste risposte alle esigenze delle persone e delle famiglie, perché sia rispettata e custodita la dignità di ciascuno perché ognuno è immagine e somiglianza di Dio. Ognuno è nostro fratello e sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire ad un futuro migliore.
 

padre Maurizio Annoni
 

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