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Opera San Francesco per i Poveri
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Maggio 2014

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Abbiamo da pochi giorni archiviato la sesta edizione de "Il Pane di OSF" – il resoconto è tra le notizie di questa news – e il tema del "pane" inteso come cibo si ripropone in tutta la sua urgenza e drammaticità.

Caritas Internationalis ha lanciato lo scorso 10 dicembre, in coincidenza con la giornata mondiale dei diritti umani, la campagna "One Human Family. Food for All", "Una sola famiglia umana, cibo per tutti". In quell'occasione Papa Francesco invitò "a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo".
L'eco di quel ruggito arriva anche in Italia, dove Caritas Italiana, insieme a un ampio ventaglio di associazioni e organizzazioni cristiane e della comunità civile, ha ripreso i temi che sono all'origine della fame aggiungendo al messaggio centrale della campagna una sottolineatura relativa al necessario impegno personale e comunitario. "Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro".

Non si tratta solo di uno slogan da gridare a favore delle fasce più deboli. La campagna interroga, avverte che la fame è uno scandalo, purtroppo tutt'altro che superato, però non invincibile.
Il messaggio è chiaro: una sola famiglia umana. La globalizzazione ci ha aperto nuovi scenari positivi e negativi e ha accentuato il fenomeno delle migrazioni di milioni di persone che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalla persecuzione. Si tratta di declinare la parola globalizzazione nel modo più vero: senza un'autentica fraternità, senza solidarietà e responsabilità reciproca, la globalizzazione è destinata a fallire. "Ci rende vicini, fa circolare le merci, ma non ci rende fratelli", ricordava Benedetto XVI. Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia, dove ognuno è chiamato a interessarsi e prendersi cura dell'altro. Di chi è vicino e di chi è lontano. Nessuno può dire "non mi riguarda" rispetto alle sorti degli altri, non può permettere che l'egoismo trovi il sopravvento sulla responsabilità.

Cibo per tutti. Opera San Francesco e tante altre organizzazioni fanno la loro parte e sanno per esperienza diretta che la fila di persone in attesa di mangiare non solo è sempre più lunga ma è sempre più "ricca" di "nuovi poveri". Mamma e papà, che al termine del lavoro vanno a ritirare un pacco di viveri o un contributo per le spese di casa, il mutuo o le bollette, perché ormai non riescono più a gestirsi con il solo stipendio. Oggi, neppure il lavoro garantisce dalla povertà. Un tempo il lavoro garantiva per la vita e permetteva di pensare con serenità al proprio futuro e a quello della famiglia, dei figli. Il pensiero va anche ai tanti anziani che spesso la spesa non riescono più a farla nei negozi, la mensa dei poveri e, a volte, purtroppo, gli scarti del mercato diventano i luoghi che assicurano un pasto. Cibo per tutti interroga sul tema dei gravi squilibri socio-economici che ancora caratterizzano la nostra società e più in generale il pianeta e che costringono tante, troppe persone a vivere in condizioni inumane, precludendo loro il godimento dei diritti fondamentali, a cominciare dall'accesso al cibo.

È compito nostro. Lo scandalo della fame si può debellare, ma l'obiettivo è raggiungibile se il cambiamento comincia innanzitutto da ciascuno di noi, dal nostro stile di vita e dai nostri giudizi. Possiamo e dobbiamo essere "coscienza critica" del mondo. Non possiamo spezzare il pane eucaristico e non spezzare poi il pane quotidiano con chi ne è privo e soffre la fame. Non possiamo recitare il Padre nostro e invocare per ricevere "oggi il nostro pane quotidiano" se il pensiero e la concretezza della carità non sono indirizzati a tutti i poveri. Fraternità, cibo, giustizia e pace non possono essere disgiunti tra loro.

padre Maurizio Annoni

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Maggio 2014